giovedì 28 novembre 2013

La tecnologia ci rende umani!



Lo si sente ripetere di continuo è un luogo comune ormai come la scomparsa delle mezze stagioni: "la tecnologia ci rende disumani”

La bulimia da software, l’interconnessione costante, il denudamento della privacy son tutte evidenti realtà che hanno stravolto, in pochissimi anni, il nostro modo di essere umani

Ho sempre annusato con sospetto quest’opinione. La sentivo falsa ma non capivo perché. Ora ne ho la… certezza!

L’alluvione che ha inondato la mia Sardegna mi ha indotto, come tutte le tragedie, ad alcune riflessioni, ed a sgombrare occhi e cuore dalle sicurezze. Esse spesso nascono da banali errori ma, potere del Tempo, si consolidano e diventano dogmi, e diventano tali solo per abitudine. Poi arriva un qualche cosa ed i punti fermi crollano come ponti mal progettati

Tra queste, una è proprio evidente: il diluvio di umanità piovuto sulla gente sarda è dovuto soprattutto ai social networks: disarmante nella sua semplicità, fulmineo per velocità, commovente nella sua sensibilità. Immediatezza, efficacia e umanità hanno contraddistinto le reti sociali durante e dopo  l‘alluvione

L’allarme è stato immediato: le immagini postate subito hanno comunicato tempestivamente la dimensione del disastro, molto prima che i media tradizionali potessero informare su qualcosa. E quello che han potuto fare l’han tratto proprio dai social. Facebook in primis, poi Twitter

Il fatto poi che le immagini fossero postate a caldo dai protagonisti e non mediatamente dai giornalisti ha caricato di pathos la comunicazione, coinvolgendo la gente e stimolandola ad intervenire in aiuto dei propri cari o, molto più spesso, dei propri semplici contatti. Umanità pura.

L’umanità è poi contagiosa. Tanti si son mossi vedendo, gli altri muoversi grazie ai social. Sì è quindi viralizzata la solidarietà tanto che dopo soli tre giorni tre si è arrivati a respingere gli aiuti: vestiario ed alimenti non servivano più, era già il momento di camionisti, elettricisti, idraulici e muratori. Decine di artigiani allora, in poche ore (in poche ORE) hanno donato le loro professionalità. Umanità

Ma quando qualcuno perde la casa o l’azienda, vede affacciarsi un altro nemico tra le nubi: lo scoramento. Migliaia di messaggi di solidarietà e d’incoraggiamento allora, video, foto, poesie, stavano già raggiungendo gli alluvionati, con la forza di mille torrenti

Diverse vittime mi hanno raccontato della potenza di questi gesti, e dell’energia e vitalità trasmessa da questi pensieri, di persone vicine e lontane, conosciute e sconosciute. Umanità densa

Moltissimi i  post: serve un’idropulitrice a Uras, in via…; serve un gruppo elettrogeno a.. in via..; serve una motopompa a… E le risposte arrivavano, ed essendo pubbliche si evitavano doppioni

Una paginetta  tirata su in fretta e furia da 10 dilettanti, ma non inesperti, ha fatto più dei siti istituzionali: AllertaMeteoSar ha raggiunto in 7 giorni 685.000 persone, più di un terzo della popolazione dell’Isola
Messaggi verificati con puntiglio giornalistico informavano sulle necessità e sulla loro dislocazione –il territorio alluvionato era vastissimo e a macchie di leopardo, comprendeva centri della Gallura, Barbagia, Ogliastra, Alto e Medio Campidano – e gli aggiornamenti erano rapidissimi. Umanità

Il tutto mentre la Protezione Civile pur attiva sul campo aveva ancora nella home del sito istituzionale le immagini degli incendi d’agosto. Son state sostituite solo dopo quattro giorni. Occhio ai Canadair, Eh?

Grandi assenti dalla rete infatti le Istituzioni, quelle sì, sempre poco umane. Esse infatti continuano a disdegnare i social per le loro comunicazioni ufficiali e soprattutto per quelle non ufficiali. Un grave segnale che conferma il distacco del Sistema dalla gente comune.

Siamo umani allora, e usiamo la tecnologia


4 commenti:

Pino Moi ha detto...

Come non darti ragione, Andrea :) bellissima la solidarietà portata avanti attraverso i social, un mondo diverso dal burocratese ingessato delle istituzioni... molto più emozionale e vero.

giorgio ha detto...

il mio commento è che non ho commenti... sei stato veramente esudiente.. ed esaustivo. Bravo a te e un bravi a tutti...

Anonimo ha detto...

ora mi prenderò del pirla, ma..
interpreto il tuo post così: "smettetela di demonizzare gli strumenti tecnologici"

vero, giusto, condivisibile.
la caccia alle streghe è fuori luogo.

ma se qualcuno ti rispondesse "oh, Andrè.. io mica ho detto che è tutto da buttare a mare, ma se lo strumento diventa il tuo rifugio la cosa diventa disumana."

credo sia questo il punto.

Lo strumento è subordinato all'umanità, non viceversa.. nel senso che credo fortemente sbagliato andare a cercare la morale nello strumento a partire dal risultato, per quanto possa apparire buono, apprezzabile.

Mia opinione è che stai andando ad affermare esistere un di più in quello strumento (oltre ai comuni pregi e difetti che riporta, di cui sui secondi non fai alcun cenno) che, in realtà, non c'è, ed è però strumentale per propagandarne l'uso come umanizzante.

Penso inoltre che un grosso fraintendimento risieda nell'uso della parola "umanità", che nulla ha a che vedere con corretta etica e morale.
La condizione umana non tende spontaneamente ad una correttezza in tali sensi, si porta appresso alcune criticità che le son proprie, connaturate.
questa è l'umanità, nel bene e nel male.

Apriamo gli occhi, i Social fanno cronaca anche per la dipendenza causata da una assenza di educazione all'uso di tali strumenti, in particolare nei giovani.

ti prego di informarti.

Il Riccio ha detto...

Gentile Anonimo, lascia le preghiere, non sono così sprovveduto. Quali siano i pericoli di internet do’ per scontato che chi legge questo blog li conosca. Voglio solo indurre a “smettere di demonizzare..” come giustamente interpreti, e andare oltre, sottolineando una cosa sottovalutata:
le reti sociali aiutano a sviluppare – appunto - una forte socialità, la quale mette spesso in risalto il lato più umano e solidale delle persone, come è successo per l’alluvione in Sardegna. Con tante ovvie eccezioni: qualunque macchina o strumento non è ne’ buona ne’ cattiva, son semmai le persone che le utilizzano, ad esserlo.
Se una persona quindi si rifugia in internet è forse perché ha bisogno di rifugiarsi a prescindere da internet, e in sua mancanza si rifugerebbe in altro. O magari non troverebbe rifugio!
Ritengo esattamente che ci sia “un di più” nello strumento che, pur tecnologico, consente di diventare più umani. Se non elenco i casi opposti è perche in questo post non è di quelli che desidero parlare: se ne parla già tantissimo altrove, no?
I social fanno tantissima cronaca. Ma, a parte che la cronaca la fa l’eccezione e non la regola, il punto che condivido assolutamente con te è proprio sulla assenza di educazione. Ma CHI può educare? Lo strumento è talmente nuovo ed in corso di evoluzione che nessuno può dirsi esperto, tanto meno educatore (prendila come una provocazione).
Addirittura per la prima volta nella storia dell’umanità, ci si trova ad avere dei figli che sono assai più esperti dei loro genitori; degli alunni più scafati dei loro professori. E questo è sì, veramente disumano.
Ti ringrazio tantissimo per il tuo intervento, come ringrazio Pino e Giorgio. Ciao
Andrea

Condividi qui