venerdì 31 maggio 2013

Made in Italia





La prima crisi d’identità di un popolo, il segnale della fuga dall’appartenenza a una nazione si dimostra rifiutando la propria lingua



Il disamoramento degli italiani dall’Italia si rende manifesto, prima ancora che dal quadro politico, proprio da questo lampante fattore: gli italiani infatti, storicamente profondamente ignoranti della lingua inglese, esprimono  proprio in inglese sempre più vocaboli, siano essi  comuni oppure tecnici


Se una domestica parla di “gossip” anziché di pettegolezzo, se un ministro, ancorchè di sinistra, parla di “welfare” rivolgendosi ad un anziano, quando quasi tutti i neologismi “devono” possedere una matrice anglosassone, ecco allora dimostrato che l’uomo italiano, dall’Italia, vuole fuggire

La nazione è sfatta, Garibaldi se ne faccia una ragione


Ticket, spread, vintage, look, mouse, spending review. Per quale motivo utilizzare termini forestieri? Quale fuga mentale si cela in questo atto di comunicazione?


Il fatto preoccupa ancor più in un’economia in cui della nazione si è fatto brand: “Made in italy”, marchio popolarissimo ma contradditorio, che  già in sé confessava una visione di breve periodo: “Fatto in Italia” sarebbe stato più lungimirante.


Anche perché all’estero amano  tanto la lingua italiana. Mica sono italiani


Bye bye

domenica 12 maggio 2013

Prevedere il passato







Le previsioni oggi vivono una crisi imprevista. Mai visto nel ‘900


I sondaggi vengono irrisi, le proiezioni son roba da gossip.  I piani per il 2015 sanno di oroscopo

Ma come fare impresa senza pensare al futuro? Le previsioni serie oggi devono osservare il passato!

Tanti segnali segnali ci strattonano verso un lungo salto all’indietro, scavalcando in primis quel cinquantennio di comodissimo progresso che abbiamo appena consumato. E che ci ha consumati

Impareremo non dall’ottocento, ma dal mille avanti Cristo. Il tribalismo, la condivisione, il baratto sono elementi tornati repentinamente nella nostra vita quotidiana seppur esercitati con  mezzi postmoderni. Internet è un complice antico

La tecnologia, bellissima, ci proietta in un passato tutto nuovo e ci ricorda di parlare una lingua rimossa, ma non dimenticata. Ce l’abbiamo nella spina dorsale, nello zainetto dei ricordi fondamentali. Attenti, non sono chiacchiere, è il nostro subconscio che ci parla. Quello che comanda, mica la ragione. Sono gli archetipi, quelle forme di pensiero preesistenti di un pensiero, idee innate che coviamo da sempre nelle nostre matrici. 
In sostanza, ciò che realmente ci soddisfa non lo dobbiamo produrre ma andare a scovarlo nella soffitta di bisnonna. 

Questo è marketing, oggi, se per esso intendiamo emozionare la gente. Attenzione: la soddisfazione sta al novecento come l’emozione all’anno mille. Ed anche al duemila

Un turbinoso ritorno al passato quindi, un passato remoto alla ricerca della benevola protezione dei nostri avi. Il futuro ci ha illusi si cerca un'àncora

Il tardo novecento è stato individualista, i prodotti di valore  esaltavano l’ego. Oggi si torna a cercare un ruolo in una società: l’ego rimane, ma solo se inserito in una comunità, in un gruppo, in un sistema. Fuori dal questo nessuno ha le forze per emergere Dall’energia alla sinergia.

In sostanza quindi, non è più importante produrre. E’ decisivo scambiare! Di scoperte e di prodotti è pieno il mondo, ma non lo sappiamo! Con lo scambio, ben più economico e sostenibile della produzione, possiamo trovar le nuove idee necessarie

Anche perché dobbiamo guardare al futuro

A kent’annos!

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