domenica 31 marzo 2013

Sardegna che Passione









Sardegna, "L’Isola che Danza" è il claim, la promessa, della Regione Sardegna per il Turismo


Questa scelta è un fatto strategico, che deve accompagnarsi fedelmente in ogni situazione offerta dalla nostra Isola, e che, in quanto strategica, deve perdurare negli anni  per rafforzarsi nel tempo. Più che una promessa dev’essere un giuramento. Solo così ci si fida di una marca

Bene:
la Sardegna è l’Isola che Danza, molto bello. Ma come la mettiamo con la Settimana Santa? Il colpo allo stomaco si riceve quando si sfogliano le brochurine diffuse dall’Assessorato al Turismo.
In prima pagina giustamente il logo, rafforzato da detta promessa


Il patatrac arriva però a pagina due: dopo una incipit simile, un’isola che danza, cosa ti trovi? Gli Incappucciati! 
Le processioni delle Confraternite per i suggestivi riti della Passione. Immagine bellissima, ma stridente quanto a incoerenza con la promessa appena fatta. Una frana


Ma poi, la Sardegna, danza? 
No!



Non è certo questo a parer mio il nostro posizionamento, cioè la nostra caratteristica forte tale che i viaggiatori vengano a trovarci. Una persona sceglie di venire in Sardegna per danzare? L’espressione è bella e poetica, ma non si addice alla nostra Isola. Si danza nelle città con grandi tradizioni di  balletto: Mosca, Parigi, anche Milano. Si danza a Bali o alle Hawaii. Ma si viene in Sardegna per fare altro




Quale termine può rappresentare allora il motivo per visitare la Sardegna? Quali caratteristiche deve possedere questa espressione che poi sarà la promessa che facciamo ai nostri ospiti? 


Dev’essere intanto un motivo  vero, perché le promesse si DEVONO mantenere. Poi deve essere intrigante, altrimenti non interessa nessuno. E poi perdurare nel tempo, valido in tutte le stagioni e per tanti anni. Il posizionamento come già scritto sopra è un fatto strategico.



A me piacerebbe molto “Sardegna, l’Isola del mistero”.
Il mistero è certamente un fatto intrigante e seducente. Tutti noi siamo attratti e vogliamo risolvere i misteri. Il mistero è connaturato all’essere un’isola. Il mistero è affascinante. Il mistero è nero ed elegante. 


Siamo in grado di mantenere la promessa del mistero? Direi proprio di sì:
iniziamo dal Carnevale. Cosa c’è di più misterioso delle maschere, e delle nostre millenarie tradizioni? Mamuthones e Thurpos, Boes e Merdules; e non è forse misterioso Su Componidori?
 


Passiamo poi per la Settimana Santa, che del Mistero fa il suo significato: la morte e la Resurrezione.
Segue maggio, il mese Mariano, ricco di feste e sagre a sfondo religioso. Ciascuna di essa nasce da una leggenda, e non può esistere leggenda senza mistero.


E l’Ardia? E i Candelieri? E la Corsa degli Scalzi?
Cambiamo scenario: l’estate! La scoperta delle calette, l’avventura, e poi diciamolo, il cucco! Non è tutto un mistero questo? Dai fondali marini alla vita in discoteca il mistero avvolge, attira e stimola i visitatori.


Ancora tradizioni fino a settembre e ottobre, e la scoperta della Sardegna fuori stagione. Cosa sarà?
Appunto: archeologia, il mistero dei Nuraghi, delle Domus de janas, dei Giganti di Mont’e Prama, del significato dei templi del Sulcis;
e delle nostre chiese, ognuna con la sua lunga storia misteriosa da scoprire.



La storia di Eleonora poi,e della Carta de Logu di cui non si trovano gli originali.
Quant’altro di misterioso possiede la Sardegna? Lascio a voi di continuare l’elenco, ma voglio aggiungere ancora una sola cosa

La tecnica che tanto sta funzionando per promuovere le marche, prodotti o destinazioni che siano, è lo Storytelling, l’arte della narrazione. Quanto è connaturata la capacità di raccontare, nella stile e filosofia  dell’uomo sardo? E quanto, nella fiaba e nel racconto, il mistero si può stimolare, arricchire e, solo parzialmente, disvelare?
Ma ci vuole tanta, tanta passione

Felice Pasqua! Alla Resurrezione!










venerdì 1 marzo 2013

Se la moda è fuori moda


Già.. Nel momento in cui i prodotti son sempre più personalizzati ognuno fa la sua moda. Contraddizione in termini visto che, in statistica, per moda s’intende la modalità (o la classe di modalità) caratterizzata dalla massima frequenza..

Il nostro animale sociale, cambiato il senso di società grazie ai nuovi mezzi per fare società, cerca di ricrearsi un ruolo distinguendosi nei comportamenti, ed i consumi ne sono lo strumento. Cresce la tendenza alla co-creazione, ognuno stilista di sé stesso, ciascuno guru della propria moda. Dalla moda si passa allo stile

Co-creazione? Produrre, o meglio realizzare prodotti con quelle aziende che dialogano con il loro pubblico. Questo grazie al 2.0 la possibilità che oggi abbiamo di intervenire e commentare in rete. Ma attenzione questa non è affatto una moda. E’ solo la più imponente evoluzione che la società abbia mai vissuto, e che sconvolge per la sua impressionante rapidità

Poi si va ben oltre le aziende. Vogliamo parlare del baratto? Non ce n’è bisogno, lo sapete già
I social network nella loro funzione di aggregatori diventano degli elementi per distinguersi. Il “like”  fa moda ma è una moda che dura lo spazio di un amen. Il quarto d’ora di celebrità profetizzato da un certo Andy Warhol

Inesorabile la tendenza al meticcio: figlio naturale della globalizzazione, fondere stili, culture, condotte diverse diventa naturale e stimolante. Cambiano anche i ritmi e i tempi. Ma il tempo va di moda? Uhm, sto divagando...

Il meticcio allora, il patchwork. Assumere tratti da culture diverse ed assemblarli a seconda della funzione e della situazione d’uso. Vai tu, azienda, a prevederle

Ma le industrie devono producono in grandi quantità, è insito nel loro pensare di avvalersi di quel comodissimo strumento che è la moda. Troppo facile, non funziona più così

Ecco la crisi: perché la moda è fuori moda

Omaggi alla signora

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