mercoledì 30 gennaio 2013

La fine dei manager?


Non è che i manager fanno male al business?



O meglio, forse i manager fan male alla società, di cui il business è solo una parte, per quanto importante? Non è che il business è talmente sopravvalutato da farsi male da solo? Cori corri ma poi ci sbatti il muso!

Mi sorge il dubbio: ma i manager servon davvero? Da quando sono arrivati nella sanità, nella scuola, nell’editoria, tutto quanto abbiano toccato è finito a rotoli. E che, devi esser proprio manager per far bene il tuo lavoro?

Essi, occhio attento a costi e ricavi perdono di vista la filosofia d’impresa, e da lì il patatrac. Piano con le provocazioni, chiaro che i conti devono tornare, ma avverto un pauroso calo del ruolo dell’imprenditore in favor del manager: la lungimiranza cede alla gestione quotidiana, l’azione prevale sulla visione, la tattica domina la strategia: la ricerca del risultato si sposta sul breve periodo ed ora, che siamo alla distanza, ne strapaghiamo le conseguenze.  Si avverte in tutto: arte, giustizia, politica

Troppa economia e poca società, troppo cervello e poco cuore, ed il sangue non circola più

Troppa razionalità quindi, “risultati concreti” si pretendono a discapito della ricerca, dell’innovazione e soprattutto, della riscoperta della tradizione, tutte cose che costano come costa seminare. La trimestrale, il bilancino di brevissimo periodo dovrebbe essere vietato per legge

Le professioni tornino ai professionisti: là dove al vertice è arrivato il manager il patrimonio professionale si è sciupato e appassito. Valori, deontologia, etica, tutte voci che non appaiono nei bilanci. Ma fanno tanto bene

Poi si dice che la colpa è della crisi...

lunedì 14 gennaio 2013

Superbasta!


         Se c’è un modo per sminuir le cose ormai, è chiamarle “super”. Basta! Accessorio dell’inflazione, il prefisso lo si utilizza proprio quando un sostantivo è ormai abusato, essendone svilito il significato. Non a caso di ‘sti tempi lo so trova appiccicato dappertutto: il supertecnico, il superconsulente, il superministro, il superperfavore... Un’ubriacatura

         Nah, come diceva quello, “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, allora beati coloro che si avvalgono di professionisti del tutto terreni. Bravi, bravissimi, ma “normali”

              Usare il super è un po’ come scrivere tutto maiuscolo: irrita

         Sì, abbassare la voce, i toni, i prefissi per farsi ascoltare meglio. Non di più, ma meglio, proprio come nell’ottica del 3.0. Cos’è? Quella del marketing sostenibile, di quello umano, autentico. In fondo se c’è una cosa fasulla è proprio quella super

          I prodotti non devono essere “super”. Devono essere “adatti”

      Strumenti? La buona vecchia segmentazione, ma solo per i prodotti di massa. L’ottimo marketing tribale invece per quelli di nicchia, riservati ai veri amanti del prodotto
          Lo studio più bello, ancorché non nuovissimo rimane quello di Bernard Cova: Il Marketing Tribale. Quale passione accomuna gli utilizzatori? Con chi usi il prodotto? Come lo usi? Come imparare da loro a perfezionare il prodotto? Il discorso si fa interessante, ma niente di superiore. Passionale, sì, e per questo assolutamente normale

Vi auguro un normalissimo nuovo anno!
Andrew


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