mercoledì 14 marzo 2012

Dagli slogan allo Storytelling






Cambia il mondo e cambia la comunicazione. Mentre la fretta ci spinge ed il tempo tutto nostro scarseggia, si allungano i tempi da dedicarsi ai brand. Paradossale? Certamente sì



La comunicazione, anticipatrice di mode e tendenze, intuisce il bisogno di calma e si prende tutto il suo tempo. Lasciamola raccontare: dallo slogan, il concentrato di messaggi, allo storytelling, l’espressione narrativa estesa



Esso è entrato già da tanto nelle strategie comunicative delle imprese più sensibili, fin da prima che i mulini fossero bianchi. Ora si affina e la tecnica si divulga: cosa sta alla sua base?



Il piacere che proviamo nel sentir raccontare una storia rispetto alla fatica di analizzare una tabella, pur con la stessa “quantità” d’informazioni. Ma è la qualità che parla alla nostra pancia, al cervello rettile, quello che memorizza e prende le decisioni. E’ un linguaggio a colori, ammaliante e coinvolgente, e perciò eleva la soglia di attenzione, rendendoci prima ricettivi e dopo creativi



Cela infatti nel suo grembo un importante germe: vuol essere ri-raccontato, facendo aggiungere a ciascuno di noi nuovi spunti suggestivi. E’ la mamma del marketing virale e della co-creazione del messaggio



Il racconto ci mette tutti d’accordo: secondo i sociologi rafforza il gruppo; per gli psicologi la nostra mente è connaturata alla creazione di storie; per gli antropologi è il nostro naturale strumento di trasmissione ed evoluzione della conoscenza



Il racconto risveglia nel cervello meccaniche ancestrali e primordiali, stimolando il nostro desiderio di socialità e ci porta a condividerlo. Le storie rafforzano il legame affettivo nella persona, tra le persone ed il brand. Ma come ottenere questo privilegio? Gli scenari diventano storie quando gli si aggiunge un’emozione. Ecco, la materia prima dello storytelling: l’emozione



Ma non basta: per essere davvero forte, il racconto deve rappresentare una novità: pur intessuto su una trama che si ripete in tanti altri racconti, il suo disegno deve essere originale
Deve essere utile: la sua morale deve sempre fornire un insegnamento pratico


Magari offrire incentivi, ottimo scivolo per indurre all’azione, che poi è sempre l’obiettivo finale: compra, oppure parla , bene o male, di me


Cosa ne pensi?

4 commenti:

Quartodiluna ha detto...

Bell'articolo!
Sono d'accordo! Il concetto della narrazione di una storia in cui chi osserva può poi prenderne parte e diventarne protagonista aggiungendo la sua di storia..sta andando forte nel mondo del marketing!
Alla fine si base sul fatto che incuriosisci chi legge o vede una pubblicità e lo spingi a voler far parte della storia pubblicizzata. Al giorno d'oggi molti sentono l'esigenza di far sentire la propria presenza e dire la propria personale opinione...quindi il gioco è fatto! Anche se ci vuole una buona storia alla base ;)

Il Riccio ha detto...

La buona storia è alla base. La buona compagnia costituisce l'altezza ... :)

gerad white ha detto...

Ciao Andrea, grazie per questo bel post.

In un certo senso completa alcune riflessioni che facevo in seguito alla lettura di alcuni libri tra i quali il bellissimo Create di Mirko Pallera.

Mi ha ricordato anche uno speach del maestro Vonnegut sulla natura del "drama" e sul nostro rapporto tra le storie raccontate ( cinema , libri, fvole ) con le nostre vite.


In quel caso veniva appunto sottolineato come le persone sentono da centinaia di anni le stesse storie che si riproducono con codici ed interpretazioni diversi, con situazioni di climax in cui da una situazione drammatica di partenza si passa a un evoluzione positiva, a delle difficoltà e infine spesso a una evoluzione personale o collettiva. ( come anche nelle favole classiche )


Picchi molto forti di felicità- dramma in cui le persona si identificano, e che ricercano nelle loro vite, dove nella norma questi picchi up and down sono molto meno eccezionali.

Ecco io penso che lo storytelling di oggi possa superare gli slogan e dare vita a percorsi virtuosi, se ripercorrendo le varie fasi del racconto, riscopre i codici del racconto promuovendo dei valori universali, emozionali, simbolici nei quali in tanti possano ritrovarsi.

I picchi eccezionali tipici delle storie classiche e narrate potrebbero trovare un punto di contatto con la più normale natura della vita di tutti i giornidelle persone in uno spazio di qualità e valore dove sostare in attesa di un raro momento eccezionale ( un momento wow) :

condividendo delle sensazioni e delle visioni che ci fanno vibrare ed emozionare dentro, e che ci ricollegano a dei valori in cui crediamo profondamente :-)))

Grazie Andrea

Ciao Giovanni Sedda

Giovanni Sedda

Il Riccio ha detto...

Grazie a te Giovanni. Hai riassunto benissimo, con altre parole e con nuovi spunti la mia riflessione. A presto. Non vedo l'ora di potermi leggere il libro del nostro amico Mirko. Torneremo a parlarne.

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