
Di necessità virtù, recita un pratico adagio, ed i tempi mi pare siano giusti
Nell’anno della crisi più diffusa, quando la polvere sotto i tappeti non ci sta più si riscopre che non tutti i mali vengono per nuocere. E forzatamente prima, più piacevolmente dopo, va di moda essere poveri
Non faccio ironia su chi vive in questo momento una vita di drammatica incertezza o, peggio, di certezza, mi rivolgo bensì a chi questa fase la deve vivere come generale momento di riflessione: la moda non nasce più quindi dal geniale intuito di uno stilista, di un musicista, di un opinion leader, ma da una necessità a cui la maggioranza della gente (in statistica: “moda”) adegua il proprio stile di vita
Il povero ora è garbato, educato, elegante. Snobba l’arroganza dell’opulenza, rumorosa, inquinante, invadente. Che quanto più si ostenta tanto più spesso si rivela posticcia
Ci vuol classe per esser poveri, altrochè!
E che succede al marketing? Prodotti al giusto prezzo, di lunga durata, riciclaggio, baratto condivisione. Un marketing che solidarizza, infatti viene dal basso col 2.0 e che si trasmette come ormai sanno anche le pietre
Ma si badi non è solo una questione di sostanza. Anche la forma ha il suo gran daffare in quanto, come strumento di comunicazione, sta a lei riuscire a trasmetter la fiducia necessaria. Chi invade viene bannato, chi urla viene cancellato. Ci vuole il permesso, il per piacere, la cortesia.
In sostanza, la forma
Baratto e condivisione poi, superando il concetto di moneta, la cosa più fungibile di tutte, hanno una gran necessità di fare rete, spalancando le porte alla comunicazione, in particolare quella digitale ma che non esclude affatto il passaparola tradizionale. Anzi, vedrete che si tornerà molto anche a quello
Ancora una volta si mescolano tradizione e innovazione, tutto gioca per la piccola impresa
E vi saluto con una bella stretta di mano


3 commenti:
E di belli ma poveri, cosa pensi Andrea?:-) ... Scherzi a parte, condivido in pieno, siamo tutti costretti a diventare un po' più "sobri", e non è un fatto di vino o vernaccia ;-) In fatto di consumo mi auguro qualcosa di diverso dall'offerta permanete, dallo sconto perpetuo... magari un baratto, come tu dici, sarebbe più fantasioso.
Vero... ben venga il baratto, la rete che si rafforza, la condivisione... il ritorno un pò alla "comunità"..!
I.
D'accordo Pino. Il baratto, come lo scambio, evita di cestinare prodotti ancora utili, ma evidentemente ingombranti, e di produrre cose inutili in quanto già esistenti. Il baratto è ecologico, e pazienza se il PIL, l'indicatore più tonto che esista, non si innalza!
E ben tornata comunità, come saggiamente dice I.
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