lunedì 16 gennaio 2012

Poveri ma belli


















Di necessità virtù, recita un pratico adagio, ed i tempi mi pare siano giusti





Nell’anno della crisi più diffusa, quando la polvere sotto i tappeti non ci sta più si riscopre che non tutti i mali vengono per nuocere. E forzatamente prima, più piacevolmente dopo, va di moda essere poveri






Non faccio ironia su chi vive in questo momento una vita di drammatica incertezza o, peggio, di certezza, mi rivolgo bensì a chi questa fase la deve vivere come generale momento di riflessione: la moda non nasce più quindi dal geniale intuito di uno stilista, di un musicista, di un opinion leader, ma da una necessità a cui la maggioranza della gente (in statistica: “moda”) adegua il proprio stile di vita





Il povero ora è garbato, educato, elegante. Snobba l’arroganza dell’opulenza, rumorosa, inquinante, invadente. Che quanto più si ostenta tanto più spesso si rivela posticcia
Ci vuol classe per esser poveri, altrochè!



E che succede al marketing? Prodotti al giusto prezzo, di lunga durata, riciclaggio, baratto condivisione. Un marketing che solidarizza, infatti viene dal basso col 2.0 e che si trasmette come ormai sanno anche le pietre



Ma si badi non è solo una questione di sostanza. Anche la forma ha il suo gran daffare in quanto, come strumento di comunicazione, sta a lei riuscire a trasmetter la fiducia necessaria. Chi invade viene bannato, chi urla viene cancellato. Ci vuole il permesso, il per piacere, la cortesia.


In sostanza, la forma



Baratto e condivisione poi, superando il concetto di moneta, la cosa più fungibile di tutte, hanno una gran necessità di fare rete, spalancando le porte alla comunicazione, in particolare quella digitale ma che non esclude affatto il passaparola tradizionale. Anzi, vedrete che si tornerà molto anche a quello



Ancora una volta si mescolano tradizione e innovazione, tutto gioca per la piccola impresa


E vi saluto con una bella stretta di mano

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