domenica 25 settembre 2011

Uomo dell'anno


L’uomo dell’anno di questo mese è Albert Einstein


Quando ho saputo che Lui sbagliava mi sono emozionato. Cosa poteva far di più per noi, il cranio più autorevole della modernità? Farci scoprire che era in errore. Che brividi, che lezione


Lo scienziato simbolo della scienza, bello, simpatico, politically correct, si dimostra non verificato. Adorabile..

In un’era in cui le scienze sono in crisi, le certezze matematiche si popolano di incognite, il Maestro del Novecento riappare nel Duemila, e lo fa nel migliore dei modi: qualcun altro dimostra che si sbagliava. Non è meraviglioso?

Mentre le scienze economiche vengono spazzate via da domestiche evidenze, le energie nucleari son sommerse da onde anomale, uno dei fari del Novecento viene rabbuiato da un modesto neutrino. Einstein, lo scienziato più amato viene superato in curva da una minuscola particella, lei sì, più veloce della luce. Albertone esce a testa altissima dall’olimpo dell’ovvietà logica per adagiarsi nell’affascinante modo della teoria, un mondo temporaneo, incerto, opinabile. Umano

Se è vero che sbagliando s’impara Lui, il Genio, non poteva azzeccare. Avrebbe rappresentato un binario morto per la curiosità, la creatività e la ricerca. Non c’è cascato, ci siam cascati noi


Lo stimo al quadrato

venerdì 16 settembre 2011

Dalla struttura all'infrastruttura









È proprio il momento del piccolo. Dopo gli anni ‘70 con il loro slogan 'piccolo è bello', fasullo quanto il detto che pestare una cacca porti fortuna, ecco che quella che sembrava un’utopia si avvicina alla realtà

Il piccolo come via di fuga dalla gigantesca crisi, come “si salvi chi può”. Una nuova glaciazione economico finanziaria fa strage dei mammuth troppo lontani dalla realtà per lasciar sopravvivere le entità piccole e flessibili, capaci di adattarsi e mutare rapidamente. Diversi segnali forti confermano la tendenza

Unica condizione: piccolo sì, ma sempre connesso con altre entità grazie ad un'infrastruttura reticolare. Con la forza di un branco di piccoli piranha, insomma. Gli esempi sono risaputi, e sorprendenti sia per rapidità che per efficacia del risultato

Il piccolo ambulante tunisino suicida per protesta ha fatto saltare le grandi dittature di una mezza dozzina di stati arabi

La piccola Islanda che, infischiandosene dei “monstre” come l’FMI si è riorganizzata sia finanziariamente che politicamente e stanno tornando ad una serenità insperata

I piccoli sport, che riprendono ad essere oggetto d’interesse a discapito degli sport maggiori in crisi di valori, calcio in primis, tenuti in vita solo da interessi economici imponenti e dalla passione tifosi sempre meno numerosi

Sono in crisi i grandi partiti, le grandi ideologie, le grandi strutture

Crescono in maniera esponenziale solo le grandi reti

Dalla struttura all’infrastruttura, insomma

Io la penso così.
Certo, nel mio piccolo.

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