La società si trova ad un interessante bivio:
modernità o tradizione?
E’ una scelta strategica, che nel marketing si definisce di posizionamento
Il moderno ci ha dato tanto: crescita, salute, comodità, ma ormai siamo maturi per riconoscerne i difetti senza pregiudizi e trovare un equilibrato compromesso in nome del benessere e della qualità della vita
Il moderno infatti è anche inquinamento, stress e, attenzione, oblio delle tradizioni e del passato. Ma tradizioni e passato sono un valore, hanno un valore, sempre più riconosciuto, apprezzato, spesso amato.
Perché rifletto su questo?
E’ certo ormai che nel mio paesino, Oristano, si debba costruire una centrale
nucleareMentre il consumo di
Vernaccia si riprende, simbolo della cultura e dell’alimentazione locale che si va a riscoprire, il nucleare s’impossessa di un territorio vergine, stupendo, ricchissimo di storia, sebbene spesso dimenticata: neanche un vicoletto ricorda che ad Oristano fu scritta la più
antica Costituzione d’Europa, e da una donna
E qui entra il Marketing: quale strategia di sviluppo proporre per un territorio perfetto per il nucleare ma anche per l’ospitalità, l’alimentazione d’eccellenza e la natura? Le due cose non si conciliano, le filosofie sono opposte. Il “turismo energetico” è segmento ancor da nascere…
Ecco il conflitto: il moderno, il simbolo dell’energia e del consumo o il postmoderno, la tradizione e la sostenibilità?
Il posizionamento è l’immagine che la gente ha di un qualcosa, marca, prodotto o territorio che sia, la posizione che occupa nella mente degli altri.
L’oristanese, come altre terre italiane, evoca tradizioni
verissime,
antiche e
rispettate, di un ambiente realmente magico che stride con l’idea che di un territorio nuclearizzato
Ve li immaginate i fenicotteri rosa in volo sullo sfondo dei vaporosi torrioni dell’atomo?
Voglio sottolineare che il turismo e la cultura ad Oristano non hanno mai pagato, qui in provincia l’ospitalità, la natura e la storia non hanno mai reso ricca la gente.
Ma ancora meno ha pagato l’industria pesante (si legge Ottana) Questa è una zona “povera” dove però la qualità della vita è sempre stata spudoratamente elevata, tanto che i residenti nemmeno se ne accorgono
Quella produzione in fondo non paga più! I paesi industrializzati sono ormai quelli cui si associa una qualità della vita disastrosa, vedi Estremo Oriente
Dal Pil al Bil, allora, al Benessere Interno Lordo, l’indicatore economico postmoderno
Romantico? Sì, ma neanche troppo
I prodotti che più ci danno soddisfazione oggi sono legati alla conoscenza più che al prodotto materiale. All’emozione, alla scoperta e riscoperta
Una decrescita sostenibile ci ricorda di godere del patrimonio smisurato che calpestiamo con una certa indifferenza. Ma questo godimento non richiede consumo di energia, e tantomeno il suo spreco
Guardiamoci attorno: ciò che più ci piace è sempre meno concreto, invece crea sempre più legami con altre persone grazie allo scambio di emozioni, quindi di informazioni, che avvengono a voce o per immagini
Ai miei tempi un adolescente stava in contatto con gli amici grazie al motorino. Oggi serve il cellulare. Mi spiego? Dal prodotto materiale alla comunicazione
Per questo credo che il nucleare non sia utile. Credo che ci sia sempre meno bisogno di energia, e che il futuro abbia bisogno più di informazione, sul presente e sul passato. Di prodotti evocativi di un vivere equilibrato e sostenibile
Meno nucleare allora. E più Vernaccia
