martedì 2 novembre 2010

Meno prodotti, più informazioni






Bella, la crisi! Mi stimola una riflessione che mi provoca: sarò ripetitivo ma la crisi della produzione è un’ottima notizia! Perché?



Produrre è necessario, ovvio. Ma implica spazzatura, e posto non ce n'è più. Poi non ha più senso, la spazzatura è un’invenzione del novecento – prima non si buttava via nulla - che ha permesso fisicamente di continuare a produrre grazie ad uno spreco idealizzato a sistema. “Così cresce il Pil” era la sconcertante giustificazione

Spazzatura è ciò che si produce per essere buttato. E’ evidente a tutti che esiste un surplus produttivo che, oltre ai costi di produzione, genera dei sottaciuti costi di smaltimento. E spesso questi ultimi sono più alti quando scendono i primi! Se il costo di smaltimento venisse imputato al prodotto, ne vedremo delle belle: tanti sparirebbero immediatamente dal mercato a causa dei loro prezzi, diventati ormai insostenibili a causa dei costi di smaltimento

Ma il succo è un altro: siamo sommersi sì, da prodotti, ma ancor più da informazioni. E qui il discorso si fa più interessante: le informazioni disponibili attualmente sono incalcolabili Considerati i costi enormi della ricerca, si potrebbe ragionare anche in un altro modo: quanto l’informazione nasce dallo scambio d’informazioni?

Utopia: se nella ricerca ci fosse massima condivisione e collaborazione, si potrebbero far nuove scoperte grazie allo scambio di conoscenze già possedute anziché dalla sperimentazione, a costi risibili

Non potrebbe essere un’enorme fonte di scoperte la combinazione di quelle innumerevoli già esistenti? Quante nuove applicazioni si potrebbero escogitare solo dall’unione di conoscenze già note, ma non condivise? Se si investisse nei sistemi che riescono ad elaborare ed incrociare le informazioni già esistenti, e le loro nuove applicazioni? Ed a trovare ulteriori scoperte e nuove applicazioni grazie a quelle così ottenute?

Forse siamo presi dall’ansia della proprietà della scoperta, del poter dire “è mia”, da antico copyright. No, la condivisione non dà quest’esclusiva, per certi versi è meno gratificante. Ma in questo nuovo secolo la scala dei bisogni sta cambiando, e quelli individuali (diritto d’autore) lasciano buono spazio a quelli sociali (condivisione)

Forse i tempi cominciano ad essere maturi. E comunque oggi i tempi maturano molto, ma molto più velocemente di ieri

Quindi, arrivederci a tra poco
Questo articolo appare anche su Prometeo

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