lunedì 29 marzo 2010

Meglio la forma della sostanza






Ma facciamolo cadere questo tabu’, lo si dica, lo si ammetta: la forma è tutto, altro che sostanza No, tutto no, Solo il 70%. Almeno così dice la scienza

La sostanza è importante ma se proposta nella forma sbagliata.. non vale zero, ma molto meno: possiamo ottenere effetti opposti, negativi Proviamo ad osservare i bambini: è importante come si chiedono loro le cose? Può cambiare il risultato? E gli adulti sono molto più cocciuti di loro


E nella seduzione, è più importante il come o il cosa? Per seduzione mi riferisco anche all’attività del venditore, alla confezione, alle forme, insomma. E’ possibile che un ottimo prodotto non si compri perché mi sta antipatico il venditore? Siamo sinceri …


La nostra mente infatti è divisa in due emisferi: quello sinistro, logico, razionale, quantitativo e digitale e quello destro, fantasioso, passionale, qualitativo ed analogico. Qui risiedono le immagini, le emozioni, le passioni, che sono meno gestibili e più istintive. C’è chi dice infatti che le nostre scelte nascano dalla passione e solo una volta compiute si cerchi una giustificazione razionale

Ciò spiegherebbe il perché di tanti nostri acquisti inutili ma piacevolissimamente folli


In un’epoca in cui i bisogni sono soddisfatti e la precedenza sta ai desideri, se non ai capricci, è naturale che sia la forma a prevalere sul contenuto, che è scontato, è assodato sia buono. Anzi, addirittura il contenuto me lo faccio io. Pazienza se è meno buono, preferisco la soddisfazione data dall’autoproduzione. La co-creazione non è più un concetto nuovo ma ormai ben collaudato.


Di prodotti ottimi è pieno oggi, ricordiamolo. E sul come proporli non ci si fermi alla sola confezione. E’ il punto vendita, è il commesso, è la filosofia della marca. Il prodotto vale solo per il trenta percento

Il resto è fascino




E la forma ora richiede

cordiali saluti

venerdì 26 marzo 2010

Uomo dell'anno








Il primo vero smacco alla televisione, la prima vera beffa al sistema Tv ormai prossimo al patatrac


Al di la dei contenuti politici della trasmissione, che non interessano in questo blog, Santoro ha dato un esempio evidente di quanto la tv sia sempre meno utile, certamente non più il bene indispensabile, di prima necessità, qual era fino a soli cinque anni fa

Dopo altri contestatori-innovatori del Sistema, Santoro stanotte ha sancito, dimostrandolo, l’ingresso della TV nella fase inesorabile del Declino all'interno dello schema del Ciclo di vita del prodotto

Chissà chi sarà il suo prodotto sostitutivo? Ma la Rete, lo sanno tutti. Lo preciso solo per i più distratti

In poco tempo e a costi contenuti, affrontati in stile 2.0 con un “canone” volontario, ha tirato su uno spettacolo che farà la storia dell’internet italiana, come fece nel 2006 la celebre copertina di Time


Bene, l’uomo dell’anno di oggi è Michele Santoro

Gentili telespettetori, buonanotte


sabato 13 marzo 2010

Giuovane quarantenne









Quando mi sento dire: “tu che sei giovane …” mi suona patetico
Veramente: ho quarantacinque anni e rivendico il mio ruolo di adulto lasciando ai ventenni quello affascinante e faticoso, di giovane

Oggi un quarantenne può esser giovane nel fisico, ma non nella mente. Penso: chi è un ventenne oggi? A quale pianeta alieno al nostro appartiene? Come ragiona, cosa fa e soprattutto come interagisce, e con chi?

Vi ricordate quante differenze ci separavano dai nostri padri? Solo una stupida presunzione può farci dimenticare che, altrettante, non ci separino dai figli nostri. Ma oggi al quadrato. Pensiamo a quant’è cambiato il mondo negli ultimi cinque anni (cinque, non cinquanta!), per intuire la differenza. Dico intuire perché, insisto, non la possiamo capire.

Un internet nativo, uno della generazione “Y” nato con un computer in casa possiede una naturale dimestichezza con l’informatica e le connessioni che lo rendono sostanzialmente diverso da un internet migrante, tanto quanto un madrelingua è diverso da chi la lingua l’ha imparata a vent’anni

Ma un ventenne della generazione “M”-obile ha proprio un’altra mente. Egli è nato interconnesso e la connessione la porta in tasca, non nella scrivania. Perciò gli è naturale esserlo ed è circondato da giovani come lui. Un altro sistema di relazioni ti fa diventare un’altra persona hai un altro ruolo in società
Dialoga con le immagini più che con le parole. Non racconta, ma dimostra. Attraverso video che produce e mette in rete in tempo reale fa più cronaca che opinione. Ha altri valori: quale ventenne oggi fa politica (e come dargli torto)?

E pensare che un quarantenne è considerato un giovane. La penseranno così, i ventenni?
E il marketing?
Ciauz

lunedì 8 marzo 2010

Fare o disfare?







C'è chi dice che c'è molto da fare
Non sono d'accordo, secondo me bisogna disfare

C'è di troppo, inutile e caotico
Di questi tempi ci vuol semplicità: dalle leggi ai prodotti, è un desiderio diffuso, spesso vero e proprio bisogno che diventa luce importante per le imprese che vogliano sì, soddisfare la gente, ma ancor più renderla fedele
Se c'è una cosa che fidelizza non è questa la semplicità?
Molta gente si comporta come quelle persone che da adolescenti facevano da monelli ma poi, con la maturità han messo la testa a posto: ecco, la bulimia da consumo lascia spazio ad una dieta disintossicante, rilassante e salutare dando aria alla cosa più semplice: ripulire e riordinare ciò che soffoca le nostre case, le nostre strade, i nostri spazi. L'emergenza, tuttora, è lo smaltimento

La semplicità, è naturale, ha bisogno di poco. Gli optional, uno dei simboli del novecento erano sovrabbondanti. Salvo poi dovere imparare ad usarli, ma la "Sindrome da libretto delle istruzioni" colpisce ormai inesorabile, e ci disarma. Non abbiamo più tempo: di gente con un quarto d'ora in più se ne trova sempre meno. No, oggi gli optional me li faccio io. È lo "user generated", baby

Allora care imprese, fare o disfare?

E gli amanti del PIL stiano pure tranquilli: disfare costa, e quindi dà lavoro, contenti? Ancora, dalla produzione alla manutenzione: quanto c'è bisogno? Dalle case a rischio frana-terremoto-inondazione (il 50% pare) alle ferrovie, dalle scuole alle mie scarpe. Ma è roba per artigiani, non per industriali. Colto il punto?

È tempo di benessere più che di lavoro fine a sé stesso. Abbiamo giocato bambini, ora rimettiamo in ordine
Questo articolo appare anche su Prometeo, newsletter di comunicazione italiana

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