venerdì 26 febbraio 2010

Il rock è lento. La politica è rock


La trasgressione oggi alberga a Montecitorio. Alberga ad ore, ben s’intende

Gente ignorante, rozza e scostumata, drogati e maniaci sessuali fanno le leggi in nome del Popolo Italiano che, in democrazia, l’ha eletta



Mercato dell’ipocrisia con troppe poche eccezioni, il Parlaemente, col suo carico di fuorilegge diventa un must dell’extreme


Sconcertato da tutto ciò, RollingStone bandiera delle tendenze rockettare in lingua italiana sventola bandiera bianca e s’arrende alla propria banalità, a quella dei rockers, che son costretti, per far cassetta, a far musica per beneficenza. Il confronto in effetti è difficile

I nostri sì, sono musica e tendenza per le nostre orecchie

I nostri, rissosi più di Marvin Gaye, lamentosi più dei Deep Purple, più vanitosi di Michael Jackson

La rivista ricorda sé stessa al pubblico, fatto ormai di ometti di mezza età come me che, se vogliono sesso, droga e rock’n roll è meglio si affaccino al Senato, che alle buone norme ci pensa Iggy pop

Bellissimo il video, che vuol essere virale, che spiega il concetto in maniera dura ma non hard

Guardatelo


video

Lunga vita al rock’nroll, miei bravi ragazzi!

venerdì 12 febbraio 2010

No al nucleare. Bevi Vernaccia





La società si trova ad un interessante bivio:

modernità o tradizione?


E’ una scelta strategica, che nel marketing si definisce di posizionamento

Il moderno ci ha dato tanto: crescita, salute, comodità, ma ormai siamo maturi per riconoscerne i difetti senza pregiudizi e trovare un equilibrato compromesso in nome del benessere e della qualità della vita

Il moderno infatti è anche inquinamento, stress e, attenzione, oblio delle tradizioni e del passato. Ma tradizioni e passato sono un valore, hanno un valore, sempre più riconosciuto, apprezzato, spesso amato.

Perché rifletto su questo?

E’ certo ormai che nel mio paesino, Oristano, si debba costruire una centrale nucleare

Mentre il consumo di Vernaccia si riprende, simbolo della cultura e dell’alimentazione locale che si va a riscoprire, il nucleare s’impossessa di un territorio vergine, stupendo, ricchissimo di storia, sebbene spesso dimenticata: neanche un vicoletto ricorda che ad Oristano fu scritta la più antica Costituzione d’Europa, e da una donna

E qui entra il Marketing: quale strategia di sviluppo proporre per un territorio perfetto per il nucleare ma anche per l’ospitalità, l’alimentazione d’eccellenza e la natura? Le due cose non si conciliano, le filosofie sono opposte. Il “turismo energetico” è segmento ancor da nascere…
Ecco il conflitto: il moderno, il simbolo dell’energia e del consumo o il postmoderno, la tradizione e la sostenibilità?

Il posizionamento è l’immagine che la gente ha di un qualcosa, marca, prodotto o territorio che sia, la posizione che occupa nella mente degli altri.
L’oristanese, come altre terre italiane, evoca tradizioni verissime, antiche e rispettate, di un ambiente realmente magico che stride con l’idea che di un territorio nuclearizzato


Ve li immaginate i fenicotteri rosa in volo sullo sfondo dei vaporosi torrioni dell’atomo?


Voglio sottolineare che il turismo e la cultura ad Oristano non hanno mai pagato, qui in provincia l’ospitalità, la natura e la storia non hanno mai reso ricca la gente.


Ma ancora meno ha pagato l’industria pesante (si legge Ottana) Questa è una zona “povera” dove però la qualità della vita è sempre stata spudoratamente elevata, tanto che i residenti nemmeno se ne accorgono

Quella produzione in fondo non paga più! I paesi industrializzati sono ormai quelli cui si associa una qualità della vita disastrosa, vedi Estremo Oriente


Dal Pil al Bil, allora, al Benessere Interno Lordo, l’indicatore economico postmoderno

Romantico? Sì, ma neanche troppo

I prodotti che più ci danno soddisfazione oggi sono legati alla conoscenza più che al prodotto materiale. All’emozione, alla scoperta e riscoperta

Una decrescita sostenibile ci ricorda di godere del patrimonio smisurato che calpestiamo con una certa indifferenza. Ma questo godimento non richiede consumo di energia, e tantomeno il suo spreco

Guardiamoci attorno: ciò che più ci piace è sempre meno concreto, invece crea sempre più legami con altre persone grazie allo scambio di emozioni, quindi di informazioni, che avvengono a voce o per immagini


Ai miei tempi un adolescente stava in contatto con gli amici grazie al motorino. Oggi serve il cellulare. Mi spiego? Dal prodotto materiale alla comunicazione


Per questo credo che il nucleare non sia utile. Credo che ci sia sempre meno bisogno di energia, e che il futuro abbia bisogno più di informazione, sul presente e sul passato. Di prodotti evocativi di un vivere equilibrato e sostenibile


Meno nucleare allora. E più Vernaccia

giovedì 11 febbraio 2010

Chi conosce la soluzione?







Il fascino del marketing di oggi è che cerca veramente di risolverti i problemi


La definizione di "prodotto" che io preferisco è "soluzione di un problema". Legato ad un bisogno, desiderio o capriccio che sia, si tratta sempre di un problema da risolvere


Il vecchio marketing i problemi li creava: un esempio attuale di vecchio marketing è quello del vaccino sulla Nuova Influenza: un bidone che ha fruttato cifre da PIL

Oggi invece si pensa realmente a migliorare la vita delle persone. Di più, delle persone quando stanno insieme tra loro, dei gruppi di appartenenza, meglio definiti "tribù" dalla scuola del Marketing Mediterraneo
L'individuo si riscopre parte di una società, ben distinto in essa, sia ben chiaro, ma appartenente ad essa. E sono sempre più desiderati i prodotti che gli permettono di godere di tutta la rete di relazioni che si è ormai costituito. Le amicizie fuori dal monitor come quelle intrecciate attraverso la rete. C'è chi le chiama virtuali, ma ancora non riesco a capire cos'abbia di virtuale un'amicizia in rete

Il grande Mirko Pallera scrive: "Interpretare i bisogni e i desideri profondi della società, oltre che del singolo". Sottoscrivo

Ma parliamo realmente o di pura teoria?

I prodotti che hanno sbancato questo Natale sono stati l'Iphone ed il Netbook. Due oggetti utili per coltivare il contatto con altre persone. I siti più interessanti sono quelli che si assimilano alle Reti sociali, FB, Twitter e..., quindi proprio dove le persone partecipano, forniscono opinioni e ne leggono dai loro "pari", da persone come loro, di cui si istintivamente si fidano."Pari", come l'inglese "peer", è un altro dei vocaboli riscoperti in questi tempi.
Molto democratico, non c'è che dire.

Ah, i telegiornali (e qualche migliaio di blog) oggi parlano dell'Ipad. Commenti?

E le aziende?. No, loro "pari" non possono essere. Non vale, sono in tutto diverse dalle persone Non si devono mettere sullo stesso piano, un pò come i genitori con i figli. Non devono essere "amici", sarebbe ipocrita. E infatti non si mettono sullo stesso piano, ma sotto!!! Sì, le migliori si mettono a disposizione per lo scambio di informazioni sui loro prodotti, traendone tutta la creatività che non una, ma tante persone possono donare. Si affidano alla crowdsourcing, l'evoluzione dell'outsourcing, che trae non solo dall'esterno, ma da una fola esterna tutta la creatività necessaria. Che potenza.

Mettono anche a rischio la loro immagine perchè non si può certo censurare un giudizio negativo fastidioso ma prezioso, mentre un complimento è piacevole ma sterile. Mi viene in mente De Andrè: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"

Che i tempi siano cambiati lo sappiamo. Il bello è che sono cambiati ancora

Buona soluzione a tutti


Questo articolo è pubblicato anche su Prometeo, newsletter di Comunicazione Italiana



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