lunedì 27 dicembre 2010

Uomo dell'anno








Questo mese l’uomo dell’anno è Filippo Martinez



L’uomo che nel panorama mondiale ha dato lustro a qualcosa è il mio vicino di casa



Egli ne combina d’ogni cottura fin da siempre quindi cominciamo dal futuro: dal mese prossimo inizia un utilissimo Corso sulla prevenzione dell’idiozia, con personaggi di caratura Lattea come Giulio Giorello, Gianluca Nicoletti, Massimo Fini e Francesco Abate.
Leggere attentamente il foglietto illustrativo

Per l'11 si vocifera di una sua partecipazione alla Biennale di Venezia. Ma queste son piccolezze Personaggio cleptomane, antitetico e onomatopeico merita aggettivi che pur non corrispondendo al vero contribuiscono a dare colore al personaggio, trasparente come l’uva e quadrato come l’acqua


Ma l’opera più importante di Filippo andò in scena trent’anni fa, con una battaglia sociale che conobbe una sconfitta totale: cercò di salvare le Maschere della Sartiglia, l’antico Carnevale oristanese. Le maschere, contorno fondamentale di qualsiasi Carnevale serio! La festa più creativa del calendario, la festa 2.0 per antonomasia sacrificata per un défilé autentico come la Vernaccia di Sassari


Le maschere.. Ah, già: Confartigianato gli ha assegnato la Maschera d’argento. Coincidenze..


Cucù


domenica 19 dicembre 2010

Co-creazione di un senso






La marca fatta dalla gente
… o co-creazione del brand, come si usa in termini più trendy.. Che brand? Il senso, il significato che le si vuole attribuire. Più di una marca


Una tendenza forte e interessante, che unisce il bisogno di conferme dell’azienda, di segnali dal basso, di comprendere le percezioni rinnovate da parte della gente e ripaga soddisfacendo il bisogno di autostima nobile necessità di ciascuno di noi



La co-creazione crea senso d’appartenenza in chi ha partecipato ad un progetto, stimolando quindi il passaparola



Il mezzo? Il più semplice nell’era del 2.0: la fotografia, quello che parla al cervello rettile, il coccodrillo che c’è in noi, quello stupido, ma che decide!



Un altro bell'esempio viene da Olio Sasso, che lancia il concorso 150 primavere: per festeggiare il suo secolo e mezzo, (la scusa è accettabile, no?) chiede di esprimere con uno scatto il significato della primavera secondo il personale obiettivo. Concorso incluso, anche se fuori stagione.


Si tratta di fare degli scatti che esprimano la propria percezione di primavera: leggerezza benessere, gioia, risveglio dei sensi. Lo stimolo è molto interessante, e la tendenza cresce


E’ un tipo di comunicazione che piace, non disturba, appaga. Crea dialogo con la gente e la coinvolge, rende protagonisti ed abbatte le barriere della timidezza. Stimola il professionista ma ancor più il dilettante. Qui il bello, non tanto la tecnica, quanto il messaggio. Mi spiego?
Le foto, va da sé, vanno su Flickr perché le reti sociali non sono solo feisbuc e iutiub…



Mi piace molto


Lunga vita…








sabato 4 dicembre 2010

Una casta non-convenzionale
















Ci sono Università serie ed università tristi







Con un’operazione fantastica l’Università “a” Oristano entra di diritto tra le prime: la piccola ma peperuta sede periferica, per farsi promozione, ha utilizzato uno strumento che alla Casta, emblema paludoso delle gestioni baronali e lente, farebbe storcere la proboscide

L’operazione è ancora in corso: unu LipDub. Itta esti?

Un grande playback, una canzone tormentone eseguita da una massa di persone al fine di coinvolgerle e scatenare il passaparola. Uno strumento ancora poco utilizzato ma che, state certi, avrà nei prossimi mesi un’esplosione

Ancora pochissimi in Italia, impazzano in Europa e nel mondo, soprattutto, guarda guarda, in quello universitario. A Victoria in California hanno fatto il botto: 1.000.000 di visualizzazioni su Yuotube. Cipria…


Il LipDub è un’operazione di marketing non convenzionale, cioè che basa la propria efficacia sulla sorpresa, il divertimento e soprattutto la partecipazione. Come tutte le operazioni non convenzionali, è adesso che va sfruttato, perché deve giocare appunto sulla sorpresa, non sulla ripetizione. L’anno prossimo sarà già diventato convenzionale

Il ConsorzioUno, che gestisce l’ateneo oristanese, ha fatto un’operazione che farà ottima promo ai propri corsi, peraltro di livello assai interessante, cogliendo diverse stelle con una sola stoccata:

dimostra di essere all’avanguardia nella comunicazione, utilizzando uno strumento quasi sconosciuto in Italia

risparmia un pacco di soldi: non so le cifre precise, ma quando ho chiesto “diecimila?” sono scoppiati a ridere

si fa pubblicità per diversi mesi coinvolgendo il target ideale: i contatti dei partecipanti al dub, quasi tutti in età da università

ottiene la vasta risonanza mediatica obiettivo del marketing non-convenzionale

crea un fortissimo senso di appartenenza, e qui bisogna approfondire:
riunendo centocinquanta tra i suoi studenti, docenti, precari, (e qualche passante) per organizzare una vera festa, spassosa che non ne avete idea, ha riesumato la Goliardia. Già, la cara vecchia, santa goliardia, dimenticata principessa delle Università più serie e perciò doverosamente creative, che stimolano gli studenti, le generazioni intellettuali future, al divertimento utile e innovativo

La gran forza della Goliardia infatti sta nel creare fortissimi legami di amicizia e stima, o come minimo di conoscenza reciproca. Essa semina il buon virus che permetterà ai futuri colleghi di mantenere una rete di relazioni, di collaborazioni, di sviluppare il senso della crescita comune

Si crea la mentalità dell’interscambio e della condivisione

Magnifico ..

Curiosissimo di vedere il video ufficiale, che verrà presentato Me 17
Un bacio (accademico)


video





Credits: Seba Cubeddu


Ecco quì poi com'è andata!!!













giovedì 2 dicembre 2010

Dall'immagine alla reputazione








Identità o appartenenza?




Una dicotomia, forse.. cos’ha più valore oggi? Non chiedetemi i numeri, non ci credo più. Mi fido più delle sensazioni



Applicata al marketing l’importanza sta nel comprendere se creare prodotti che esaltino più l’individuo, l’identità, oppure la sua appartenenza, il gruppo
Immagino che di questi tempi valga di più l’appartenenza



L’era individualistica per antonomasia era quella degli anni ’80, Il profitto, il consumo, l’ego. Ora si cerca piacere nella collettività, quindi nello scambio. Ciò per tanti motivi, stimolati anche dalla crisi. Si noti che si tratta solo una tendenza, non una rivoluzione

Tuttavia la si avverte, e gli esempi sono in buona misura legati alle reti sociali, le attuali forme di tribu

Spetta poi all’impresa creare prodotti, servizi, emozioni per le quali le persone siano disposte a remunerarla. Come? Troppo facile chiedere denaro in cambio dell’appartenenza. Non funziona L’appartenenza è fatta di scambio, e si scambia con moneta simile

Che marca cerca allora la gente? Serve allora un nuovo tipo di immagine, che si trasforma in reputazione, la quale ha un significato simile ma molto più interiore che esteriore
Ricordiamoci che la marca prima era “una promessa di qualità costante”, oggi è “ciò che la gente dice su di lei”

Allora l’impresa come guadagna? Non mi incuriosisce. Mi interessa stimolare su com’è che una persona sta meglio, è più felice. L’applicazione pratica sta poi alla fantasia dell’imprenditore


Però registro che cresce l’uso del baratto. Esso già è una forma di scambio poco semplice, inoltre siamo talmente disabituati dall’usarlo che ci risulta ormai strana anche solo l’idea. Ma il baratto è in crescita, e il baratto richiede fiducia. Il baratto richiede reputazione
Il modo più rapido semplice, economico per costruire una reputazione
a quest’ora l’utilizzo dei social network

Identità o appartenenza? Forse sono uscito fuori tema..
Ciao

Andrea

giovedì 18 novembre 2010

Una faccia di cartone





Un’invasione di cartoni su Facebook. Un’operazione viralissima divertente, appagante e soprattutto semplice semplice

Per promuovere la settimana dei diritti dell’infanzia qualcuno ha organizzato un movimento che ha dello straordinario. Ma solo chi usa facebook lo può capire …

Ha chiesto che tutti sostituissero la propria immagine del profilo con una di un fumetto:
«Dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amicia fare lo stesso… lo scopo? Per una settimana non vedremo una sola faccia “vera” su Facebook ma un’invasione di ricordi d’infanzia…»
L'iniziativa poi si è evoluta, e non si sa bene come, collegata alla settimana per i diritti dell'infanzia

Stentando i primi giorni, il 18 novembre si diffonde l’epidemia e, con un vorticoso cambio di avatar, nasce una giornata da amarcord: rituffarsi a ricordare i cartoni, un flashback nell’infanzia legata ad uno dei maggiori piaceri da bambino: i fumetti per i più grandicelli, i cartoni per i più freschi

Rivedere i propri contatti con un’immagine dei cartoni dei propri tempi ha un forte valore narrativo, ricorda qual era il tuo personaggio preferito, e tutte le emozioni ad esso collegate, i tuoi gusti, il tuo carattere. Il tutto permettendo la diffusione del messaggio principale: è la settimana dei diritti dell’infanzia

Un sistema dirompente gratuito, rapido. Ora esagero: commovente

Complimenti ad Alessandro
Gulp!
video

domenica 14 novembre 2010

Ma Facebook è di sinistra?






Ho la netta sensazione che su FB ci sia più gente di sinistra che di destra



La definizione è grossolana, sono tra quelli che credono che sinistra e destra siano definizioni fuori dal tempo, ed oggi si definisce “di sinistra” tutto ciò che è contrario all’attuale governo. Ma tant’è!


Tuttavia, i post contrari al suo operato sono, sin da quando conosco Fb vistosamente superiori a quelli favorevoli, in quantità e qualità


I commenti di critica lo sono spesso in maniera vibrante, quando non feroce, e raramente vengono commentati, al contrario, in sua difesa


Molto strano in un paese così tanto affezionato al Premier, almeno secondo “i sondaggi”. Che i suoi sostenitori non frequentino FB?


Ma a parte la contingenza è forte la presenza di post che esprimono opinioni socialiste. Certo, una rete sociale ha già nel nome qualcosa di socialista. Uno strumento che fa della condivisione il suo senso, nasce con un dna sociale

Ma da marketer devo fare un’operazione: segmentare
Allora, chi usa fb, la rete più popolare (altro termine socialista…) tra tutte? Il facebookkaro ha un istinto sociale? O magari questo emerge quando si usa Fb per poi sopirsi nuovamente una volta disconnessi?

Oppure i critici hanno solo maggiore motivazione, quindi anche creatività, ad esprimere il loro dissenso rispetto invece ai soddisfatti?


O, ancora, che non sia proprio la forma mentis di chi usa Fb?


Non so, è da un pezzo che ci rifletto, ma le mie risposte non mi hanno soddisfatto

Sai quando il cerchio non ti quadra?
Hasta..

giovedì 11 novembre 2010

Uomo dell'anno










Qualche mese fa mi squilla il cellulare E’ Alex
“Ciao, vecchio stregone!”
“No, sono Sara, la compagna. Sai…” La sua voce è affranta




E’ un pò che Alex ci ha lasciati. Lo “conobbi” tre anni fa perché gli piaceva questo blog e mi invitò a far parte del Crazy marketing network. Mi spiegò cos’era la condivisione, cos’era la rilevanza di un blog, cos’era lo scambio link, cos’erano le mie scarpe, con una pazienza imbarazzante come fa un Maestro quando parla con un idiota a cui è inspiegabilmente affezionato

Da allora per qualsiasi dubbio lo contattavo, via mail, skype, cellulare. Sempre rispondeva e sempre con dolcezza, ironia, competenza. Sempre motivante, creativo, visionario. Non l’ho mai incontrato di persona


Una volta abbiamo organizzato una figata: il “Seminario semiserio”. Poi andò a monte, peccato


Mi ha spiegato cos’era Facebook quando nessuno sapeva cos’era, i miei primi cento contatti eran tutti suggeriti da lui. Se ho sono in contatto col mondo di marketers in Italia è grazie ad Alex Diversi di loro oggi sono anche veri amici



Gestiva blog fantastici, di marketing e di musica. Ah… se vi piace il blues andate a saccheggiare qua. Sarà come porre un fiore in suo ricordo


Una persona che mi ha dato tanto, non mi ha chiesto niente, non gli ho dato nulla. Una persona magnifica


L’uomo dell’anno


Oggi avrebbe compiuto gli anni


Hasta stregone. Sicuro che ci rivedremo video

martedì 2 novembre 2010

Meno prodotti, più informazioni






Bella, la crisi! Mi stimola una riflessione che mi provoca: sarò ripetitivo ma la crisi della produzione è un’ottima notizia! Perché?



Produrre è necessario, ovvio. Ma implica spazzatura, e posto non ce n'è più. Poi non ha più senso, la spazzatura è un’invenzione del novecento – prima non si buttava via nulla - che ha permesso fisicamente di continuare a produrre grazie ad uno spreco idealizzato a sistema. “Così cresce il Pil” era la sconcertante giustificazione

Spazzatura è ciò che si produce per essere buttato. E’ evidente a tutti che esiste un surplus produttivo che, oltre ai costi di produzione, genera dei sottaciuti costi di smaltimento. E spesso questi ultimi sono più alti quando scendono i primi! Se il costo di smaltimento venisse imputato al prodotto, ne vedremo delle belle: tanti sparirebbero immediatamente dal mercato a causa dei loro prezzi, diventati ormai insostenibili a causa dei costi di smaltimento

Ma il succo è un altro: siamo sommersi sì, da prodotti, ma ancor più da informazioni. E qui il discorso si fa più interessante: le informazioni disponibili attualmente sono incalcolabili Considerati i costi enormi della ricerca, si potrebbe ragionare anche in un altro modo: quanto l’informazione nasce dallo scambio d’informazioni?

Utopia: se nella ricerca ci fosse massima condivisione e collaborazione, si potrebbero far nuove scoperte grazie allo scambio di conoscenze già possedute anziché dalla sperimentazione, a costi risibili

Non potrebbe essere un’enorme fonte di scoperte la combinazione di quelle innumerevoli già esistenti? Quante nuove applicazioni si potrebbero escogitare solo dall’unione di conoscenze già note, ma non condivise? Se si investisse nei sistemi che riescono ad elaborare ed incrociare le informazioni già esistenti, e le loro nuove applicazioni? Ed a trovare ulteriori scoperte e nuove applicazioni grazie a quelle così ottenute?

Forse siamo presi dall’ansia della proprietà della scoperta, del poter dire “è mia”, da antico copyright. No, la condivisione non dà quest’esclusiva, per certi versi è meno gratificante. Ma in questo nuovo secolo la scala dei bisogni sta cambiando, e quelli individuali (diritto d’autore) lasciano buono spazio a quelli sociali (condivisione)

Forse i tempi cominciano ad essere maturi. E comunque oggi i tempi maturano molto, ma molto più velocemente di ieri

Quindi, arrivederci a tra poco
Questo articolo appare anche su Prometeo

lunedì 4 ottobre 2010

Due parole sul passaparola








Quando la gente è il mezzo, e con essa i pregi e i difetti


Notiamo intanto che gli italiani sono i più accaniti utilizzatori al mondo della rete sociale più diffusa, Facebook, con 6 ore e mezza settimanali di media, e si confermano (gli italiani) un potente mezzo da passaparola


Detto prima Wom (word of mouth) poi buzz, si definisce “Earned media”, un mezzo guadagnato, a differenza del “Paid media”, come la pubblicità, e l’”Owned media” il mezzo di proprietà come il sito, il blog, Twitter


Per guadagnarsi il buzz bisogna riuscire in una cosa molto naturale: parlare al cervello rettile quello primordiale che parla semplice, chiaro, e vive di emozioni spontanee. La razionalità perde valore


Ma attenzione: si sa che le aziende italiane non sono preparate al fenomeno: aumentano gli investimenti in pubblicità (del 5%), aumenta molto la tv (mondiali di calcio) e la stampa a pagamento, mentre cala la free press. Ma la consapevolezza dell’importanza del buzz risulta scarsa, e di conseguenza gli investimenti e le competenze nella sua gestione


Le grandi aziende son troppo strutturate per “scendere” a dialogare con la gente, e destinano al marketing delle reti sociali dei budget marginali, mentre le piccole aziende, che per natura sarebbero più adatte, non hanno tempo da dedicargli. Ma…
Come si attiva il buzz?
- Ho un ottimo video, ma come lo diffondo? Ma chi si occupa della sua diffusione, della sua inseminazione? E’ noto il ruolo del seeder?

- La rete sociale è un modo di essere, quindi di apparire: che strumenti offro per mostrarsi? Cosa alla gente da far vedere agli amici (ops, ai contatti), e ricordargli di parlare della mia marca?
- Anziché fare pubblicità alla massa è meglio regalare qualcosa a qualcuno. La spesa è la stessa ma l’emozione è ben diversa. E la gente parla di emozioni non certo di ragioni
- Stimolare le conversazioni sul proprio sito e blog, che si possono controllare con facilità
- Essere consapevoli che il passaparola è conseguenza dell’immagine di marca, quindi del comportamento dell’azienda

- La pubblicità è viva e vegeta. Sta solo cambiando il suo ruolo in rapporto al passaparola

E’ una parola...

Grazie anche a Robin Good e ai Ninja








lunedì 13 settembre 2010

Dalla P2 al P2P







I tempi stanno cambiando, e per certi aspetti in meglio

Larghe quote di popolazione, ampie nicchie, direbbero i marketers, avviano serie riflessioni sui nuovi stili di consumo
Consumo? Ma piace ancora consumare? Sì, ma non è più la bulimia, l’eccesso l’ingolfamento da shoppers che allieta la nostra mente, e colma l’horror vacui

Dopo l’indigestione si passa alla tisana ed il consumo si fa più etico. Dal consumo all’utilizzo, dall’oggetto al bene, dal consumatore insomma si passa alla persona


La tendenza è forte, in buona misura obbligata dalla crisi (non tutti i mali vengono per nuocere?) e resa evidente dalle emergenze spazzatura. Si parla di tendenza, non ancora di moda, la differenza sta nei numeri. Quando questi saranno rilevanti da moda si passerà a classico, cioè ad uno stabile cambiamento degli stili di consumo e quindi di vita



Il baratto, il riciclaggio e soprattutto il peer to peer sono degli esempi di questo mutamento che immagino crescerà in maniera importante. Un consumo che passa dalla soddisfazione dell’ego al piacere di condividere. Ciò implica da una parte una rinuncia, ma dall’altra una moltiplicazione. Matematico… E la crescita è esponenziale




Dal profitto alla reputazione insomma, vero guadagno per chi offre in condivisione
L’etica è infatti un argomento molto ricorrente oggi, spesso sfruttato in maniera utilitaristica ed ipocrita, questo è certo, ma molto spesso realmente sentito, ancor più spesso osservato senza neanche nominarlo, va da sé, nei casi più nobili. Se ne è parlato a lungo in un’ottima scuola estiva organizzata da una vecchia conoscenza..


Un aspetto domina tutto lo scenario: la conoscenza. Essa è infatti una cosa facilmente condivisibile, a costi e tempi zero. Ed è la materia prima più preziosa oggi, quella che crea valore aggiunto, mentre la produzione la si delocalizza nei paesi poveri o, tutt’al più, emergenti. Il digital divide rimane lo steccato da superare

In sintesi: insieme abbiamo tutto; insieme sappiamo tutto
Siamo proprio nel duemila. Anzi, nel ’10!



Ringrazio l’amico Michel Bauwens per l’ispirazione. Qui trovate il suo blog, un fondamentale




Felice anno nuovo

venerdì 30 luglio 2010

Cambiamo nome al marketing







“E’ solo marketing”! Quante volte abbiamo sentito questo giudizio, sprezzante, da parte delle persone?

Il fatto che un’azione, un evento, un messaggio passi in maniera sorprendente, e quindi efficace, crea nella gente una reazione opposta, di difesa Perché?

“Marketing” è uno dei termini più sospetti del nostro vocabolario, pronunci la parola e la gente si allarma, si mette le mani nelle tasche come a proteggersi il portafogli

Sindacalisti, politici, sportivi, gente comune, hanno spesso ripetuto che certe attività “son solo marketing” dicendolo, naturalmente, con la bocca storta. Una volta l’ho sentito dire addirittura da Oliviero Toscani !!!

Lo si sente dire come ad indicare una cosa senza sostanza, tutto forma e niente contenuto, il fumo che cela l’assenza dell’arrosto. Ma cosa sarebbe oggi il mondo (c’è ancora chi lo chiama mercato) senza marketing? Chi ha insegnato alle imprese, e non solo a loro, a trattare meglio con la gente? Come si è arrivati ad avere prodotti personalizzati, ad avere dei mix realmente vicini ai bisogni delle persone?

Mi chiedo del perché di quest’atteggiamento: credo sia dovuto al fatto che il Nostro sia uno strumento molto potente, in grado molto spesso di circuire le menti del consumatore, di raggirare l’ignara persona tanto da ridurla allo stato di cliente

Il marketing è tutto questo ma anche la disciplina che ha permesso di avere dei prodotti adatti alle nostre personali esigenze, che sta insegnando ad ascoltare, a trattare con la gente come fosse gente, e non nemici da cui difendersi. Marketing è responsabilità dell’azienda, è rispondere alle domande della gente, soddisfare le loro stravanate istanze in continua evoluzione, e meglio degli altri. Marketing è disciplina al servizio del benessere della gente

Certo prima non era proprio così: il potere della Comunicazione, conosciuto solo a pochi, proprio nelle segrete stanze delle becere multinazionali, imbiancava il loro sepolcro attraendo verso vere e proprie trappole. Nel 2010 il ruolo è invertito, ne abbiamo già parlato tanto, ed il marketing è in mano più alla gente che ai marketers, i quali oggi cercano, come nelle arti marziali, di sfruttare l’enorme forza delle persone e non di contrastarla, sfruttandone le innumerevoli idee. Tra i tanti esempi mi piace citare il compianto prof. Giampaolo Fabris che, in un suo bellissimo “Societing”, spiega tante delle dinamiche che ho qui riassunto in poche righe

Il marketing è cambiato tanto, è diventato buono. Proporrei in suo favore un’azione di marketing: cambiamo nome al marketing
Qualche proposta?
Felici vacanze

giovedì 22 luglio 2010

Cocreazione di un Corso







Mes amis..



Più di un anno fa da queste sobrie colonne partì una riflessione sullo stato di abbandono in cui versa la Vernaccia, un prodotto dall'elevato contenuto simbolico in quanto legato alla alla tradizione di un paese, il mio, Oristano



Tradizione vuol dire certo economia, quasi sempre agricoltura, ma anche turismo, storia, cultura conoscenza ma soprattutto passione. Se c'è una caratteristica che accomuna tutti i prodotti tradizionali e tipici, è proprio la passione.


Essa è stata dimostrata con inaspettata forza dal progetto Cavatappi d'idee, nato da una conversazione con un caro amico produttore e poi sviluppatasi in maniera inaspettata

Per chi volesse un riassunto di tutta la vicenda, quì il link ad una sintesi del progetto


Tutta l'operazione è stata, in fondo un'operazione di marketing, come già descritto altre volte anche su queste pagine. Marketing 2.0, o marketing multicanale.

Bah.. la tradizione si è legata agli strumenti di frontiera della comunicazione e del marketing Paradossale? No, solo un'azione postmoderna della quale, pardon, vado orgoglioso.

E' capitato poi che in quei giorni il MIP, la prestigiosa business school del Politecnico milanese, abbia indetto un concorso proprio sui progetti multicanale, e sulla co-creazione della marca.


Io vi ho partecipato proprio con le tavole sopra riportate.


Il progetto MIP è interessante e innovativo. Un corso Master, quindi di altissimo profilo, nel quale tra gli altri docenti saranno anche i 3 vincitori delle differenti sezioni del concorso. Il primo corso "co-creato", insomma. Una bellissima idea

Come andrà a finire? Vi terrò informati.

Cociao

martedì 20 luglio 2010

Marketing squilibrato




L’equilibrio è stato il filo conduttore dell’economia e del marketing del novecento

Ora salta tutto. L’equilibrio è infatti stabile, fermo, sicuro. Un punto d’arrivo; il consumo; la morte

Lo squilibrio è invece dinamico, è ciò che stimola a creare soluzioni verso un equilibrio, sempre instabile, e cerca un moto per stare in piedi e procedere. Una bicicletta, insomma, mezzo che rappresenta il duemila meglio di un’automobile. Paradossale? Non direi proprio

In termini di marketing significa che l’azienda non deve terminare il prodotto o qualche altro elemento del mix, ma deve lasciare alla gente di completarlo, di personalizzarlo e renderlo unico Perfetto? Ma neanche un po’. Sempre imperfetto, sempre riadattabile, sempre mutante
Deve mettere in condizioni di co-creare, di giocare, di inventare. La personalizzazione di massa è oggi una semplice e adorabile realtà. La personalizzazione porta all’autostima, non dimentichiamolo, ed è al vertice della scala dei bisogni di Maslow

Fornire un prodotto equilibrato significa frustrare la gente, trattarla da consumatore più che da individuo. Negare le sue specifiche, la possibilità di adattare il prodotto alle differenti situazioni d’uso, che variano a seconda del momento e soprattutto della compagnia con cui si sta e si gode del prodotto

Quanto diverso è godere del prodotto di domenica o di mercoledì? Alle otto di sera o di mattina? E soprattutto, coi bambini o coi compagni di merende …?

E’ più economico, perché si evita di aggiungere accessori non desiderati, più rapido, perche si offre un semilavorato, non un prodotto finito. Però è trasparente, l’azienda perde il controllo, il copyright sul prodotto. Vai a spiegarlo ai brontosauri vecchio stampo, tutto bugie e segreto industriale.

Lascio a voi di completare l’articolo.
Buona ..

lunedì 31 maggio 2010

Marketing al contrario







E’ la gente ora a fare il marketing? A dover convincere le aziende a non abbandonare un prodotto amato? Si riuscira a riempire il vuoto?





Succede ad Oristano con un obiettivo popolare: rivedere in giro la Vernaccia, un vino tutto speciale che, oltre ad avere un gusto eccezionale è il più versatile nell’uso, in produzione ha bisogno dell’ossigeno, può invecchiare decenni, e non vi dico cos’altro



Tanti oristanesi, anche astemi va da sé, esprimono la loro passione per quella che era una bandiera della cultura locale, del modus vivendi più unico che raro della Valle del Tirso



Tutte le persone manifestano sostegno per questa strana bevanda, sbarazzina e monella da giovane quanto austera e riflessiva man mano che invecchia. Una vera donna di Sardegna, la Vernaccia. E’ un vino, ma solo al 99%. Un percento di follia la rende diversa da tutti gli altri



Abbiamo parlato spesso della preferenza che diamo non tanto al prodotto in sé, quanto al rituale che lo contraddistingue. Al piacere simbolico, più che al piacere concreto dell’ avere, dell’usare, consumare un prodotto. La Vernaccia ne è il vino ufficiale



L’esperimento di Oristano sta diventando interessante: il Cavatappi d’idee è la mostra di opere d’arte diffusa per le vie, nelle vetrine dei negozi. Saranno esposte delle opere d’arte che la evochino, che ripetano al passante, agli oristanesi in primis, che la Vernaccia esiste. Solo i rari turisti si ricordano di lei. E per forza ne rimangono delusi: qua non si ricorda più come servirla, le mode ci fanno chiedere altri aperitivi, altri vini da meditazione. Sopravvive, umiliata, come vino da cucina dove nient’altro la può sostituire



Eh, la memoria corta, in questi tempi tutti di fretta..
Opere di tutti i tipi, allora: quadri, foto, poesie, video, racconti, sculture … Anche ceramiche, altro emblema locale finito in cocci. Opere per salvare la foca monaca dei vini attraverso la domanda, ecco il marketing al contrario


La gente riprenderà a chiederla così da salvarla dall’espianto degli ultimissimi vigneti, dall’eutanasia di una marca? Produrre Vernaccia è faticoso e costoso, e le aziende non se la sentono più di lavorare per la gloria

Ad Oristano, dal 18 giugno al 12 luglio. Siete invitati



Ah… siccome si tratta di marketing, è stato fatto un concorso per gli studenti universitari: il miglior piano per il rilancio della Vernaccia. Può interessare? Si comincia a scrivere qualcosa nel curriculum.. ;) Qui c’è il bando, assieme a quello per gli artisti


Confesso una cosa: abbiamo messo un premio, me ne sono pentito: la gente questo lo fa per amore non per denaro. Ma ormai è lanciato. Proviamo?


Amici, alla salute


giovedì 27 maggio 2010

Advanced Web Ranking


Cari amici, ricevo da un amico fidatissimo questa comunicazioneche pubblico molto volentieri
Valutate, l'argomento è quanto mai importante, fatemi sapere se posso ancora fidarmi di lui ...
A presto

PRESENTAZIONE di ADVANCED WEB RANKING

Chi non è a digiuno di web e marketing sa benissimo che un buon sito è solo il primo passo per acquisire risultati. Il sito, infatti, deve essere stato costruito con tutti i crismi necessari a un rapido ed efficace posizionamento sui motori di ricerca rispetto alla concorrenza, posizionamento relativo ovviamente a parole e frasi utilizzate dai navigatori come “chiavi” della ricerca.

Un servizio molto importante che le web agency offrono alle aziende è, per l’appunto, il SEO (Search Engine Optimization), una serie di attività tecniche (e non solo) che consentono al sito di essere più facilmente indicizzato dai motori di ricerca.

Uno degli aspetti più gravosi del lavoro riguarda l’analisi del posizionamento del sito web ottimizzato nel ranking dei serch-engine, e il controllo costante delle keyword strategiche scelte (per non parlare poi di coda lunga, ma qui il discorso si allungherebbe troppo).
Partendo dal fatto basilare che il controllo delle keyword e del sito è un lavoro assolutamente imprescindibile se si vuole posizionare il sito tra i primi, si è cercato di minimizzare i tempi gravosamente lunghi per questo tipo di attività di monitoraggio, utilizzando software che eseguono un controllo automatizzato.

Advanced Web Ranking è uno di questi software, ovvero un programma che serve per il website ranking. Esso rappresenta una soluzione ottimale al problema, fornendo in modo semplice e veloce vari tools di assoluta rilevanza (come statistiche di posizionamento, controllo delle keyword ed importazione ed esportazione di dati relativi agli andamenti dei monitoraggi eseguiti).

COME FUNZIONA
I passi fondamentali per il funzionamento del software sono veramente pochi e molto semplici e questo risulta sicuramente un punto a suo favore.
Per prima cosa bisogna creare un progetto, poi si scelgono i motori di ricerca che si vogliono tenere sotto controllo per quel determinato progetto.
Il vantaggio notevole è che si possono interrogare veramente centinaia di serch engines, praticamente tutti quelli che esistono sul nostro pianeta, oppure splittare tramite gli appositi check- box quelli di maggior interesse, da non dimenticare l’aggiornamento automatico delle liste dei serch engines , veramente pratico e utile.
Arriviamo al punto forte del software: la possibilità di inserire le keywords da controllare.
Grazie ad un apposito textfield, è possibile inserire qualsiasi parola , oppure è possibile eseguire un upload delle keywords tramite il button importa sia da un file.txt dal nostro pc, sia direttamente dal web da un sito internet.
Infine si inserisce sempre in una textfield l’URL da monitorare, dopo di che si può iniziare a sfruttare tutte le varie funzionalità che il software ci mette a nostra disposizione.

Sappiamo benissimo che l’attività sia di ottimizzazione del sito web e sia l’attività di monitoraggio devono essere molto discrete, i motori di ricerca utilizzano vari algoritmi che permettono di rilevare forzature nella mappatura dei link o per esempio uno spam a livello di codice dinamico come cloaking o più semplicemente doorway etc.. tutte queste attività se rilevate vengono segnalate e registrate con un red flag .
Anche i questo caso Advanced Web Ranking viene in nostro aiuto, infatti utilizza le API sia di Google che di Yahoo e le sue interrogazioni ai vai DBMS dei serch engines non sono assolutamente penalizzanti, anzi è possibile inoltre settare un time-delay automatizzato che permette un controllo intervallato delle keyword, togliendo dunque ogni sospetto! Un simile approccio è davvero utile e segna un altro punto a suo favore.

Altro pregio è la possibilità di creare, analizzare, e raggruppare tutti i dati relativi ad un progetto.
attraverso l’uso di grafici è possibile avere una visualizzazione dell’andamento dinamico delle key- words scelte, questo lo rende un programma interessante dal punto di vista funzionale perché con un solo colpo d’occhio è possibile sapere se la strategia che abbiamo attuato per quel determinato target si è rivelata fruttuosa oppure no.

Il controllo dei competitors, che può essere fatto in base alle keywords scelte, è utile per migliorare sia le strategie di SEM (Search Engine Marketing) che quelle di SEO, l’ottimizzazione infatti deve essere fatta anche in relazione della concorrenza e Advanced Web Ranking risulta un ottimo strumento sotto questo punto di vista.

Una volta analizzati i dati sull’andamento delle nostre parole chiave, è possibile utilizzare AWR per esporre al nostro cliente una scheda dettagliata dell’incremento che l’ottimizzazione SEO ha portato nel suo sito.
Advanced Web Ranking fornisce alle web-agency una funzionalità molto utile, quella dedicata alle esportazioni dei dati relativi a un progetto in una miriade di formati, questi report possono anche essere caricati via FTP su qualsiasi spazio web o inviati direttamente via e-mail (il tutto può essere facilmente automatizzato).

Non dimentichiamo infine l’interfaccia completamente in italiano, che non è certo cosa da poco, in un mondo (quello informatico, del software e del web) che mastica soprattutto l’inglese.

In commercio il software esiste in 4 versioni: Standard, Professional, Enterprise, e Server.
La versione standard dispone dei tools di base, ma la Professional e la Enterprise sorprendono davvero. La prima permette di creare i report di cui abbiamo scritto pocanzi, mentre la versione Enterprise permette la visualizzazione del search engine ranking, parametro importantissimo usato soprattutto in fase di progettazione della mappatura dei link. La seconda ha anche il keyword research tool, che consente di fare una ricerca sulle parole chiave più interessanti sulle quali basare il lavoro di ottimizzazione.

Qualche svantaggio in questo software può iniziare a essere rilevato nelle connessioni multiple via HTTP ai vari search engines, è consigliato un settaggio abbastanza leggero, in sostanza non bisogna settare connessioni simultanee, pena una riduzione di banda nella vostra connessione e delle prestazioni della vostra CPU.
Inoltre la funzione di search depth permette un controllo di tutti i risultati scaricati da Advanced Web Ranking ma attenzione: più il controllo è approfondito ovvero higher settings e più abbiamo un significativo abbassamento prestazionale dei nostri Updates.

Per una più approfondita analisi delle caratteristiche invitiamo a visitare il sito ufficiale di Advanced Web Ranking, nel quale sono presentate le varie versioni del search engine ranking software.

mercoledì 12 maggio 2010

Vendere o farsi comprare?




Vi ricordate quando il venditore era il simbolo della bugia, dell’imbroglio degl’interessi suoi?
Ne è passato di tempo… Beh, neanche tanto, sarà passata una decina d’anni Solo che ora siamo nel duemila ed il ruolo della vendita è uno di quelli che col cambio di secolo hanno subito una soave rivoluzione

Nell’era del 2.0, del passaparola, del dominio della gente sull’impresa il venditore cambia di vestito. Ora non si può più permettere di contar balle. Tutti, dal cellulare, possiamo verificare la rispondenza alla realtà delle sue affermazioni, e magari spiattellargiele in diretta Possiamo controllare, gratis ed in pochi attimi, cataloghi, prezzi e prestazioni dei suoi prodotti possiamo entrare in un forum e rispondergli con l’autorevolezza di un esperto anche se mai li abbiamo provati. Certo non tutti lo sappiamo fare, me compreso ahimè, ma potenzialmente ne siamo in grado: mi coglie un dubbio, chiamo un internet nativo e gli chiedo di verificare. Tempo 15 minuti ed arriva la sentenza, ma senz’appello. Cassato!
Tutti noi siamo venditori e non sempre parliamo e ascoltiamo la lingua del caro "cliente"

Il venditore ieri era un parlatore. Oggi è un ascoltatore
ieri arrogante, oggi al tuo servizio
ieri bugiardo, oggi sincero
ieri parlava come l’azienda, oggi parla come te

Inaffidabile, barzellettiere, guascone. No, oggi no. La cattiva fama corre più veloce di quella buona. Non c’è modo di scappare

Ieri cercava la conquista. Oggi cerca la fedeltà
Notare che conquistare è un termine bellico, mentre fidelizzare è un termine religioso. Strano vero?

Già, conquistare una persona costa sei (sei) volte di più che fidelizzarla. Ed in tempi di vacche magre questi conti si fanno. Cambia l’atteggiamento
Poi c’è un altro fatto: in giro e’ pieno di ottimi prodotti. E allora? Lavoro del venditore non è più vendere il prodotto buono, ottimo, quello ce l'hanno tutti, ma quello adatto. E per capirlo l’abbiamo già detto, ascoltare, osservare, comprendere la situazione d'uso del prodotto:
quando, come dove perchè e con chi. Questa è la situazione d'uso. Se cambia una variabile cambia il prodotto
Niente di meglio di un vecchio cliente fedele per capire che cosa lo soddisfa
E se il “cliente”, oggi, lo chiamassimo “persona”?

In attesa di un vostro gradito riscontro porgo
Cordiali saluti

mercoledì 28 aprile 2010

Clienti maturi.Aziende vecchie




Fa ridere, se ci pensi: le aziende studiano per comunicare con la gente. Investono tempo e denaro

Ed i genitori con i figli?

La scarsità di dialogo tra genitori e figli è un problema che sempre più si diffonde, la differenza di cultura informatica potrà essere devastante. Un digital divide generazionale

Chiacchieravo con un amico e mi fa: “Per controllare i figli bisogna mettere la password”; “ma la password te la mette lui”, mi è venuto d’istinto da rispondergli. Mio figlio undicenne non è certo così, ma credo che potrebbe non tardare

Mentre nel ‘900 erano i padri a controllare i figli, adesso saranno i tredicenni a poter controllare i genitori al pc, visto che da buoni “nativi” avranno la dimestichezza necessaria
Ho detto Pc? Scusate, volevo dire palmare. Come quando fecero la Telecom. Continuai a chiamarla SIP per una decina d’anni…

Stesso discorso vale ora per le aziende. Sono i “clienti”, ormai adulti tanto da dover essere chiamati “persone” a sapere, meglio delle aziende, come si comunica o comunque a fare il contenuto, l’informazione, la sostanza. A controllarla e pilotarla
Bellissima la frase, inno del passaparola:
“Non importa cosa dice l’azienda. l’importante è che lo dica la gente”
Da “Pay to play” a “Play to play” altra bella sintesi

Che le persone parlino da adulti e troppe aziende parlino da vecchie?
Non so, ma in giro si dice che ci sia crisi
Nel video si parla di insegnamento

video

Buon riposo

giovedì 15 aprile 2010

Compro il quotidiano. Poi lo leggo?









Comprare o consumare?

Il quotidiano ci fornisce un esempio interessante



Il giornale è una di quelle cose che ormai si comprano per abitudine, non tanto per piacere o necessità



E’ infatti un automatismo al quale sempre più persone - me per primo - non vogliono rinunciare: in fondo lo leggiamo sempre meno, ma ci dà sicurezza, è il protagonista di un momento speciale della mattinata



La tappa all’edicola infatti costituisce un rituale e come tale ci rassicura, ci aiuta ad affrontare i momenti successivi della giornata. Ma poi lo leggiamo? I sociologi definiscono i quarantenni “la generazione del giornale piegato”: acquistano il giornale, se lo piegano, e così rimane finchè, alla fine, non si butta via ancora intonso. Quante volte ci sarà successo?



Personalmente, ma sono un privilegiato, mi ritaglio un lasso subito dopo pranzo: niente mi può conciliare la santa pennica come lui… arrivo al massimo a pagina 4 e comincia il Rapid Eye Movement. Un viatico che mi regala la tranquillità necessaria per sprofondare per quei venti minuti col profumo della carta stampata… E le notizie? Le trovo noiose ..



Quelle interessanti le leggo su internet, me le scelgono i contatti dei social networks, oppure le ascolto nelle rassegne stampa alla radio o alla tv. O magari me le leggo sul giornale del bar


Ma rinunciare al suo acquisto, a quel momento, alla faccia dell’edicolante... No, quello rimane impagabile


A voi non succede?

Buona giornata

lunedì 29 marzo 2010

Meglio la forma della sostanza






Ma facciamolo cadere questo tabu’, lo si dica, lo si ammetta: la forma è tutto, altro che sostanza No, tutto no, Solo il 70%. Almeno così dice la scienza

La sostanza è importante ma se proposta nella forma sbagliata.. non vale zero, ma molto meno: possiamo ottenere effetti opposti, negativi Proviamo ad osservare i bambini: è importante come si chiedono loro le cose? Può cambiare il risultato? E gli adulti sono molto più cocciuti di loro


E nella seduzione, è più importante il come o il cosa? Per seduzione mi riferisco anche all’attività del venditore, alla confezione, alle forme, insomma. E’ possibile che un ottimo prodotto non si compri perché mi sta antipatico il venditore? Siamo sinceri …


La nostra mente infatti è divisa in due emisferi: quello sinistro, logico, razionale, quantitativo e digitale e quello destro, fantasioso, passionale, qualitativo ed analogico. Qui risiedono le immagini, le emozioni, le passioni, che sono meno gestibili e più istintive. C’è chi dice infatti che le nostre scelte nascano dalla passione e solo una volta compiute si cerchi una giustificazione razionale

Ciò spiegherebbe il perché di tanti nostri acquisti inutili ma piacevolissimamente folli


In un’epoca in cui i bisogni sono soddisfatti e la precedenza sta ai desideri, se non ai capricci, è naturale che sia la forma a prevalere sul contenuto, che è scontato, è assodato sia buono. Anzi, addirittura il contenuto me lo faccio io. Pazienza se è meno buono, preferisco la soddisfazione data dall’autoproduzione. La co-creazione non è più un concetto nuovo ma ormai ben collaudato.


Di prodotti ottimi è pieno oggi, ricordiamolo. E sul come proporli non ci si fermi alla sola confezione. E’ il punto vendita, è il commesso, è la filosofia della marca. Il prodotto vale solo per il trenta percento

Il resto è fascino




E la forma ora richiede

cordiali saluti

venerdì 26 marzo 2010

Uomo dell'anno








Il primo vero smacco alla televisione, la prima vera beffa al sistema Tv ormai prossimo al patatrac


Al di la dei contenuti politici della trasmissione, che non interessano in questo blog, Santoro ha dato un esempio evidente di quanto la tv sia sempre meno utile, certamente non più il bene indispensabile, di prima necessità, qual era fino a soli cinque anni fa

Dopo altri contestatori-innovatori del Sistema, Santoro stanotte ha sancito, dimostrandolo, l’ingresso della TV nella fase inesorabile del Declino all'interno dello schema del Ciclo di vita del prodotto

Chissà chi sarà il suo prodotto sostitutivo? Ma la Rete, lo sanno tutti. Lo preciso solo per i più distratti

In poco tempo e a costi contenuti, affrontati in stile 2.0 con un “canone” volontario, ha tirato su uno spettacolo che farà la storia dell’internet italiana, come fece nel 2006 la celebre copertina di Time


Bene, l’uomo dell’anno di oggi è Michele Santoro

Gentili telespettetori, buonanotte


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