giovedì 29 ottobre 2009

Marketing imperfetto







Una cosa comanda questo marketing: l’imperfezione, e vuol essere una grande dote



L’attesa della messa a punto definitiva di un prodotto appartiene ormai al passato, ed almeno per due motivi: non c’è più tempo per aspettare che il prodotto sia perfetto, e soprattutto: perfetto per chi?



Nell’era della “personalizzazione di massa” non è più possibile definire un prodotto perfetto per tutti



Come diceva Camper in un suo efficacissimo claim “Never perfect, ever better”, ”Mai perfetto, sempre migliore”. Sublime…



Ma poi la perfezione non esiste, e quando esiste risulta un filo antipatica, no? Allora punto e a capo



I nostri prodotti preferiti non sono pieni di difetti? Adorabili difetti, naturalmente, come pure le persone: i migliori personaggi, i più grandi ed i più amati, quelli che da ragazzi ci appendevamo il poster in camera o che da grandetti seguiamo ed imitiamo (vorremmo…), non sono ricchi di difetti? Naturalmente, ben messi in ombra dai loro immensi pregi, sia chiaro



Il prodotto migliore oggi ha una dote, cioè può essere modificato. Viene adattato dal singolo
Nel mondo della rete, sempre più spesso è la versione beta ad apparire, ma scommetterei che a breve il beta arriverà anche sugli scaffali, sarà in uso anche per i prodotti fisici



Beta sta per provvisorio. Naturalmente il perfezionamento andrà eseguito da chi? Ma dalla gente, dagli utilizzatori finali che, solo loro, sanno nel dettaglio a cosa dovrà servire il prodotto, in quale ambiente, in quale situazione, assieme a chi questo verrà utilizzato, in che ora del giorno e in che giorno della settimana. Insomma, l'"user generated content"



L’adeguarsi a tutti questi aspetti rende il prodotto adorabile, e rendere possibile quest’adeguamento sarà il punto di forza dei prodotti nel 2010



Porterà ad avere dei prodotti non solo, banalmente, personalizzati , ma adatti. Adatti all’uso di quella precisa situazione

Un dettaglio completa il quadro. Se il prodotto me lo sono rifinito da me, lo sento più mio. E questo genera il piacere di mostrarlo, se non di ostentarlo. E da quì il passaparola più forte e duraturo: “Questo l’ho fatto io”



La tecnologia c’è, bisogna preparare la mentalità


Scusate gli errori
Questo articolo è stato pubblicato su Prometeo n° 93, la newsletter di Comunicazione Italiana

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