martedì 19 maggio 2009

Marketing e libertà











Ci siamo. Il marketing è della gente
Le industrie, le macchine, si smontano per le necessità della persona
Resiste solo la politica Ma per quanto?

Non è più marketing, ma Societing. A quando un nome in italiano?
Mancai in sadru… ma lassaus stai

Marketing era sinonimo di “lavaggio del cervello” della gente, ancora definita addirittura “consumatori”. Una cosa volgarissima
Oggi il lavaggio del cervello se lo devono fare le strutture, ed è certo un lavoraccio
Era il marketing della multinazionale, la grande fabbrica, il sindacato grande, il grande partito Ma non vedono che non c’è più trippa?
La politica: c'è chi ha vinto con facebook. In Italia si fanno le leggi per bloccarlo. Guardate che dopo due giorni ci s’inventa un’altra cosa, suvvia…
Studiatevi Lucio Battisti: "Come può uno scoglio arginare il mare?"

Il delizioso fenomeno dei social network da una parte e del web 2.0 dall'altra, stanno sfondando la testa ai vecchi monopolisti del tutto
Riscopro l’America, quella del 1886 quando la Francia le regalò la Stauta della Libertà
Quelli sì che erano tempi. E rieccoli, ma con un altro orologio

Enormi brontosauri come Fiat, Barilla, Tim, fogorati, grazie a persone avvedute comprendono e si adeguano velocemente. Bestioni da decine di migliaia di persone che si adeguano al volere di chi “li compra”. E fanno il gioco più facile. C'hanno addirittura il profilo su Facebook. Sono dei perditempo?

Libertà è giocare a un gioco di cui ti piacciono le regole. Libertà è accettare, volere un vincolo E' amore
Libertà è creatività. E' generare cose o esperienze nuove
Libertà è passaparola
Libertà è semplicità
Libertà è disporre di tempo
L'esperienza è il prodotto che mi faccio io
Il prodotto sta al consumatore come l’esperienza sta alla persona
Il prodotto si sceglie, l’esperienza si adatta

Ciò che sempre più si desidera è l’esperienza, il prodotto non è più il centro, ma è strumentale per viverla
E possiamo essere liberi da prodotti. Non è una questione di prezzo
D'altronde, ci siamo accorti che stiamo entrando nell'era del gratuito? No, eh?
Desidero un prodotto che mi dia libertà


Felice giornata

10 commenti:

AAA Copywriter ha detto...

I prodotti non c'entrano, sono solo strumenti. Sono i produttori i prevaricatori. Il nostro sistema è basato sulle loro esigenze, non su quelle dei consumatori.

Alex

luigi des ha detto...

..le esigenze del consumatore...mi chiedo fino a che momento le esigenze prese in considerazione siano state quelle dei potenziali clienti e da che punto il mercato ha generato esigenze da far digerire ai consumatori mettendolo in un circolo drogato di continua creazione di esigenze e risposta con prodotti apparetntemente successivi alla individuazione del bisogno...

Il Riccio ha detto...

Dipende Luigi, comanda il più forte. Ora mi sembra proprio che il più forte non sia l'impresa o, meglio, la struttura visto che non mi riferisco solo all'impresa, ma la persona.
Le persone stiamo cambiando molto perchè cambiano le informazioni di cui disponiamo e perschè si moltiplica la nostra rete di relazioni, ed i riflessi sul consumo sono evidenti
O le strutture si adeguano alla gente, oppure impediscono questo attuale modo di far circolare le informazioni e di sviluppare relazioni con gli altri
Secondo me

Anonimo ha detto...

cos'era? ne voglio fumare anch'io! gigi

AAA Copywriter ha detto...

Sarà un processo lento e penoso, vincere le resistenze di chi ha sempre fatto quello che voleva...

Alex

luigi.deseneen ha detto...

Caro "anonimo",
visto che si parlava de rapporto tra marketing e libertà e della centralità delle persone rispetto al mercato mi era sorta una riflessione:
ossia mi chiedevo se non esistesse, ormai da tempo, un marketing sotterraneo, strisciante. Il cui scopo principale fosse quello di ingenerare sempre più bisogni nel consumatore. Vivendo un epoca di svra-produzione industriale si spinge molto su concetti che mirano a stimolare il continuo ricambio dei benni, la loro rapidissima obsolescenza.
Il consumatore è sempre meno libero poichè imbrigliato in sempre nuove esigenze di consumo.
Tutto questo lo si ottibne con una lenta operazione di demolizione di pezzi di cultura in favore di martellanti inviti alla spesa. Quindi credo che il marketing per trovare ragione di esistere debba prendere le distanze da questo gioco sleale nei confronti del consumatore che idviene sempre più cosciente aqnche grazie ai nuovi mezzi di informazione che vanno sostituendo la formazione culturale e sociale. Inizia ad esser critico nei confronti del marketing senza etica, del marketing modello anni 80-90, spendere, spendere, spendere.
Il consumatore non vuole più essere un terminale economico ma essere un selezionatore informato di beni e servizi.
P.S. fumo il sigaro toscano....sarà quello?!..provalo magari con una buoba grappa!

fabri scatena ha detto...

Le aziende devono puntare sulla "qualità" dei loro prodotti e servizi, qualità anche nel saper gestire il rapporto con i clienti, o persone se si preferisce.

Magari in un anno spendo meno per prodotti e servizi di un'azienda, ma spendo per 5 anni se mi tratta in modo non strumentale.

Vedere oltre e sul lungo periodo.

simon ha detto...

Siamo nell' era del gratuito ma a quanto pare la vogliono abbattere...spendere per leggere?
Non so. Per quel tipo di informazioni ci sono i giornali...Internet e' un' altra cosa.
No?

Il Riccio ha detto...

L’analisi sul “consumatore” mi trova d’accordo, in particolare sulla fine del dovere di consumare ad ogni costo.
Il bene non deve essere per forza mio, ma l’utilizzo quando mi serve e se non mi serve lo lascio agli altri. Il car-sharing è uno dei tanti esempi. Dall’acquisto al noleggio.
Non è il consumo a trascinare l’economia, ma l’economia al servizio del benessere.
La bulimia da consumo è ormai malattia riconosciuta, quindi identificabile e curabile.
Mi auguro quindi che si guarisca, ma vedo vaste sacche di ignoranza. Non sul prodotto in sè, ma sui valori che ne ispirano il consumo. Oggi ad Oristano ho visto circolare un Hummer. Ce l’hai presente? Contento lui, però intralciava

Poi c’è Internet: uno strumento che ancora non sappiamo usare sia perchè ancora è ben lontano dall'essere un prodotto” maturo”, sia perchè sono un migrante internet, cioè sono nato che la connessione in casa non esisteva ancora. Non sono Internet di madrelingua. Ma mio figlio sì.
Gli internet nativi sono ormai tanti, ovviamente sempre di più. E questo non è un dettaglio. Internet è gratis, e ci si passa un pel po’ di tempo sia per lavoro che per svago
E sui giornali, Simon, trovo che siano messi alquanto male. Ho sentito che avevano diverse strategie per il loro sostentamento economico, tipo finanziamenti pubblici e copie da distribuire nelle scuole. Però non ho sentito nessuno che suggerisse di migliorare la qualità delle notizie che tutti gli italiani reputano misera. Chiaro che la gente si informa altrove, con tutti gli altri difetti che tali canali hanno.

Gabriele ha detto...

Delizioso articolo!

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