lunedì 21 dicembre 2009

8 sculaccioni per la povertà







A Natale si fa da monelli, lo sanno anche i bambini



Ho il piacere quindi di segnalarvi una iniziativa per sculacciare quei Grandi Monellacci che fanno le promesse e poi non le mantengono



Chi sono lo sapete. I soliti Grandetti che quando sono insieme, che siano otto, o due, o ventuno, non c’è volta che facciano da bravi. Da Obama a Berlusconi, dal Giappone al Canadà …


Se non ci pensa la blogosfera ai diritti umani chi ci deve pensare? Hu Jintao?
L’amico Viralavatar mi segnala quindi un giuochino monello, che serva da richiamo alla Coalizione Italiana Contro la Povertà, associazione che si occupa dei problemi di memoria dei Grandi Monelli. Paiono alquanto seri



Questo è il giochino. Ve gusta?



E questa la Fan page su Facebook

Se vi va di far girare la voce, qui c’è il video virale

video

Su ragazzi, fate da bravi


Buon Natale

giovedì 26 novembre 2009

Il Nobel a tutti noi





Arriva la candidatura di Internet
al Nobel per la Pace 2010


Sarebbe come assegnare il Nobel a ciascuno di noi


Mi piace da morire



Un Nobel per chi usa Internet, per chi lo fa, per chi scambia informazioni e relazioni
La pace è informazione. La pace è relazione

Grazie alla Rete il mondo si è molto unito, è venuto a conoscenza di tante violazioni dei diritti umani, dal Tibet all'Iran, dagli Uiguri ai tanti piccoli esempi di casa nostra


"Internet è un mezzo di comunicazione globale
in grado di oltrepassare anche quelle distanze dettate da restrizioni
di tipo politico e militare"


E dire che, con Arpanet, era nata per scopi bellici...


Grazie alla rete il mondo conosce in tempo reale delle situazioni esistenti, da quelle tragiche a quelle felici. La contemporaneità dell'avvenimento moltiplica il coinvolgimento
La Rete è tecnologia molto passionale...


La proposta desta vivo interesse, si anima il dibattito. Vari bloggers subito ne scrivono. Ecco tre esempi: Ninjamarketing, Pasteris e Apogeo

L'iniziativa è di Riccardo Luna direttore di Wired Italia che dichiara:

"Internet è un mezzo di costruzione di massa"

Poesia

Il 2.0 rende partecipi alla vita sociale di questo nuovo mondo


Internet è il marketing più semplice che ci sia


La candidatura può sollevare qualche dubbio, essendo il Nobel assegnabile solo a persone o istituzioni. Ma questi son cavilli, è il concetto che conta

Il 20 novembre si è tenuta la manifestazione di lancio dell'iniziativa alla presenza del vulcanico Cris Anderson, autore del libro cult sul marketing "La coda lunga"

E' sostenuta da personaggi come Shirin Ebadi (Nobel Pace 2003), Umberto Veronesi, Giorgio Armani, assieme ad un gruppo di aziende che giorno dopo giorno si fa sempre più numeroso

La Ebadi dichiara:

"Internet può essere usata anche per favorire guerre e terrorismo,
come dimostra l'opera di proselitismo dei Talebani
ma il passaparola della sollevazione di Teheran
-che ha viaggiato anche al ritmo di 220 mila tweet all'ora -
é stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio
sul fatto che senza la rete non sarebbe stato possibile.
Non è un caso -prosegue la Ebadi - che ai primi processi contro i dimostranti
il procuratore abbia accusato Google, Facebook e Twitter
di complottare contro l'Ordine Costituito"


E, come scritto nella prima pagina del sito:

"Perchè la Democrazia è sempre fiorita
dove c'è apertura, accettazione, discussione e partecipazione.
i contatti con gli altri sono stati sempre il miglior antidoto all'odio e alle guerre"


Sì, è una candidatura molto seria. Questo è il sito, ci si può iscrivere e sostenere


Pace a tutti

video

mercoledì 11 novembre 2009

Il gran ritorno del baratto





Il baratto torna in auge. Bentornato! A me piace assai
La più antica forma di scambio, la madre di tutte le economie conosce una nuova giovinezza In fondo, il denaro a cosa serve?


I motivi del suo gran rientro sono numerosi:
La crisi del denaro: in giro ci sono pochi soldi, però le nostre case traboccano di cose di valore Oggetti, vestiti, giochi, complementi d'arredo, libri, roba ancora buonissima, ancora funzionante, ancora bella, che però ingombra i nostri armadi, i nostri corridoi, le nostre soffitte


Le case poi, sono molto più piccole di un tempo e la bulimia da acquisto sottrae spazi vitali agli abitanti. Il baratto affronta questi problemi



Oltre a questi aspetti fondamentali, di natura razionale, c’è un altro aspetto importante dietro il fenomeno, cioè l’aspetto ludico, il divertimento o “emozione d’acquisto”, come la chiamano i marketers
Il baratto infatti è divertente in sé, sviluppa la capacità nella trattative, la creatività e l'intelletto


Il baratto è ecologico: non si getta la roba nella spazzatura
Il baratto è etico: perché gettare via se qualcuno ne ha bisogno?
Il baratto è vintage
Il baratto è di moda


Si organizzano le feste del baratto, che purtroppo chiamano "Swap". Certo, swap-party è decisamente più trendy, e c’è il club nato appositamente per gli incontri dedicati a questa piacevole e socievole attività, oltre ad un sacco di siti dedicati


Io stesso molto spesso ho scambiato i miei corsi di marketing con la merce delle imprese partecipanti. Con molta reciproca soddisfazione!


Ma c’è una novità particolarmente interessante: Il bed and breakfast:


Il Villa Villacolle, nella carinissima Bosa (OR), si definisce B&B&B!
Lì accettano di essere pagati con dei beni, con dei lavoretti, o anche con dei racconti o della musica. Roba da Nobel per la Santa Pace
Hanno un sito? No, un blog!!!


La strada è ottima, serve solo, anche qui, un leggero cambio di mentalità


Scambiamoci i saluti, raga’


video

giovedì 29 ottobre 2009

Marketing imperfetto







Una cosa comanda questo marketing: l’imperfezione, e vuol essere una grande dote



L’attesa della messa a punto definitiva di un prodotto appartiene ormai al passato, ed almeno per due motivi: non c’è più tempo per aspettare che il prodotto sia perfetto, e soprattutto: perfetto per chi?



Nell’era della “personalizzazione di massa” non è più possibile definire un prodotto perfetto per tutti



Come diceva Camper in un suo efficacissimo claim “Never perfect, ever better”, ”Mai perfetto, sempre migliore”. Sublime…



Ma poi la perfezione non esiste, e quando esiste risulta un filo antipatica, no? Allora punto e a capo



I nostri prodotti preferiti non sono pieni di difetti? Adorabili difetti, naturalmente, come pure le persone: i migliori personaggi, i più grandi ed i più amati, quelli che da ragazzi ci appendevamo il poster in camera o che da grandetti seguiamo ed imitiamo (vorremmo…), non sono ricchi di difetti? Naturalmente, ben messi in ombra dai loro immensi pregi, sia chiaro



Il prodotto migliore oggi ha una dote, cioè può essere modificato. Viene adattato dal singolo
Nel mondo della rete, sempre più spesso è la versione beta ad apparire, ma scommetterei che a breve il beta arriverà anche sugli scaffali, sarà in uso anche per i prodotti fisici



Beta sta per provvisorio. Naturalmente il perfezionamento andrà eseguito da chi? Ma dalla gente, dagli utilizzatori finali che, solo loro, sanno nel dettaglio a cosa dovrà servire il prodotto, in quale ambiente, in quale situazione, assieme a chi questo verrà utilizzato, in che ora del giorno e in che giorno della settimana. Insomma, l'"user generated content"



L’adeguarsi a tutti questi aspetti rende il prodotto adorabile, e rendere possibile quest’adeguamento sarà il punto di forza dei prodotti nel 2010



Porterà ad avere dei prodotti non solo, banalmente, personalizzati , ma adatti. Adatti all’uso di quella precisa situazione

Un dettaglio completa il quadro. Se il prodotto me lo sono rifinito da me, lo sento più mio. E questo genera il piacere di mostrarlo, se non di ostentarlo. E da quì il passaparola più forte e duraturo: “Questo l’ho fatto io”



La tecnologia c’è, bisogna preparare la mentalità


Scusate gli errori
Questo articolo è stato pubblicato su Prometeo n° 93, la newsletter di Comunicazione Italiana

venerdì 16 ottobre 2009

La magia dei social media prende il marketing (sociale)



Studiato fin dai suoi albori ed evoluto fortemente nei suoi pochi anni di vita il social network è tra i tanti fenomeni gratuiti di questo primo 2000.
Ed ha richiesto in cambio una cosa ora assai più importante del denaro: il tempo.

Cosa ci guadagnano i vari media sociali? Non è questo che m’interessa

Interessa invece capire perché la gente, che oggi va di gran fretta anche quì in provincia dedica sempre di più, il suo prezioso tempo al social network

Non è che oggi si paga in tempo anziché in denaro?
Non voglio svilire il termine “pagare”, anzi. Gli voglio dare il suo onesto peso

Si paga in tempo un’azienda, si paga in denaro un’impresa. L’impresa è di produzione, l’azienda è di distribuzione. Il problema non è più produrre, visto che di prodotti utili e belli siamo ormai sommersi, bensì distribuire tali prodotti a chi ne ha bisogno, desiderio, in un dato momento
Niente vale più della soddisfazione di un desiderio, meglio di un capriccio, del togliersi uno sfizio, e per farlo basta spesso un uso molto breve di un prodotto: esso infatti si usa per pochissimo tempo, per il resto giace a lungo inutilizzato, ingombrando pure i nostri spazi, altra risorsa scarsa

Chi guadagna dal social media oggi è l’impresa sociale, che non ti cede un prodotto ma l’adesione ad una causa appagando il bisogno di trascendenza, vertice della scala dei bisogni di Maslow

Numerose le cause alle quali abbiamo aderito negli ultimi tempi grazie alle reti sociali con una partecipazione importante, tanto che “il popolo di Facebook”, così definito con larga approssimazione, sta contribuendo ad una certa rinascita culturale della gente

Il tempo trascorso dalla gente per le più diverse cause è un tempo speso in maniera molto piacevole perché costruttiva. E’ partecipazione attiva, a differenza dalla televisione, dove il massimo della partecipazione può essere giusto il televoto

Questo è permesso dalle reti sociali che ci fanno riflettere e maturare, e poi condividere e socializzare con i contatti. La nostra socialità è fatta oggi oltre che di amicizie tradizionali, anche di tantissimi “contatti”. E’ una sfera sociale in grande evoluzione. Badiamo alla nostra reputazione online

Le imprese tradizionali non hanno tratto ancora molto dai Sn, ma le aziende impegnate nel sociale sì, e tanto! Perché è più per quelle che siamo disposte a cedere tempo e non sempre chiedono denaro

E’ troppo difficile coinvolgere la gente attorno ad un prodotto, è molto facile per una causa. Sono in gioco milioni di clienti di cui si possiede una profilazione estremamente dettagliata, mai posseduta prima (e ancora una volta gratuita) che arriva addirittura a definire i valori delle persone, aspetto ben più importante, sotto il profilo del consumo, rispetto ai tradizionali dati anagrafici utilizzati nella segmentazione dei mercati

Riuscirà il marketing di prodotto a trovare la chiave per creare nuovo coinvolgimento?

Questo erticolo è pubblicato anche su Prometeo, Nletter di Comunicazione italiana

giovedì 15 ottobre 2009

Blog per l'ambiente - Blog action day

video


L’ambiente è roba da fighetti, roba chic, pattume che non aiuta la produzione nè l’economia
La tutela dell’ambiente è la palla al piede dello sviluppo, e lo sviluppo sostenibile è uno slogan pericoloso


L'ecologia è nemica del PIL


Cambiamenti climatici? Ci sono sempre stati!
Riscaldamento globale? Basta accendere il condizionatore, no?
Alluvioni, trombe d’aria, tempeste tropicali, nelle zone temperate? Esistono ma non a casa mia


No, io non la penso così. Penso che l’ambiente, il clima, la spazzatura siano vere emergenze per le quali rimane poco tempo per cambiare
Penso che l’ambiente sia un’immensa ricchezza per noi ed un diritto per i nostri marmocchi

Quindi? Passaparola, siori
Decine di migliaia di bloggers oggi aderiscono al Blog action day, scrivendo tutti sull’argomento per creare sensibilità. Poca roba, certo. Ma meglio dei molti danni che i soliti continuano ad infliggere alla nostra cara Madre


Modi per rispettare l’ambiente ce n’è migliaia
e non li riassumo ma vi metto un link.
Tanto l’inglese lo conosciamo, no?
Voglio solo ricordare che esistono





Un caloroso saluto


martedì 13 ottobre 2009

senz'offesa




Dalle severe colonne di questo blog qualche settimana fa criticai Confindustria che, volendo spiegare l’era digitale, il 2.0 insomma il presente, faceva però iscrivere la gente attraverso l’antico, scomodo, e costoso fax



Il loghetto di Confindietro in quell’articolo piacque veramente molto. Ma qualcuno, che ancora non comprende che l’era del digitale è un’era di critica aperta e proprio per questo costruttiva, ecco, quel qualcuno si è offeso



Non si usa il logo di un altro storpiandone il nome, non è educato e magari anche fuorilegge


Siccome a me non dispiace cambiare idea, lo modifico molto volentieri, anche perché questa immagine, più bruttina ed arrangiata, rappresenta meglio lo stato delle cose


Conf non si dimostra un’aquila, ma uno pterodattilo


Il logo è salvo. E l’immagine?


A chent’annos

giovedì 1 ottobre 2009

Siamo tutti giornalisti






Il passaparola è oggetto di studio da parte dei marketers ormai da qualche lustro




Teoria e pratica del marketing si stanno spendendo sulla sua applicazione là dove possono trarre dei profitti, quindi nell’impresa attraverso la promozione e vendita di prodotti e servizi o ancor meglio, di emozioni





Passaparola in inglese si dice “word of mouth”, letteralmente “parola di bocca”. Con la tecnologia è diventato “word of mouse”, cioè ” parola di mouse”. Chiaro il gioco di parole?
Ma l’ambito nel quale il passaparola si evoluto di più, però, è quello di un sevizio tutto particolare, che appunto sa dispensare emozioni forti: l’informazione. Roba inutile, vero?





Perché l’informazione? Perché proprio questa oramai la fa la gente, è il vero marketing 2.0


Anzi, senza marketing: è il semplice 2.0.



Il giornalismo della gente (“Citizen journalism” suona meglio) soppianta il giornalismo tradizionale. Scriveva Tom Curley, direttore dell’Associated press nel discorso di apertura della conferenza dell’Online News Association, nell’ormai lontano 2004:



« come abbiamo potuto vedere chiaramente nell’ultimo anno,


i consumatori vorranno utilizzare la natura interattiva di internet


per partecipare direttamente allo scambio delle notizie e delle idee.


L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione »



Sempre più persone infatti si informano, sì, anche dalla stampa, ma in modo indiretto: i social network -che preferisco chiamare reti sociali-, sono diventati una realtà diffusa con una rapidità impressionante, e servono appunto a trasmettere informazioni



Nel giro di un annetto o due è diventata una cosa attuale e quotidiana giusto per qualche milione di italiani. C’è chi dice che le reti sociali, Facebook in testa, hanno insegnato a un pacco di gente ad usare il computer. Non credo si meravigli nessuno



Tornando a bomba, quel che succede lo vediamo: dalle nostre reti preferite, a seconda dell’autorevolezza del nostro contatto su un certo argomento, riprendiamo le notizie che ci interessano, che ci scandalizzano, che ci divertono e le condividiamo a nostra volta, talvolta urlando, interessando altri e così via con la reazione a catena

Il marketing virale più compiuto oggi è nell’informazione



La chiave sta nel fatto che essa dispone dell’ingrediente di base del passaparola, la spontaneità Essa non è innescata da un’impresa per migliorare l’immagine di un prodotto e di conseguenza la sua redditività, ma proprio dalle persone che, con una notizia spesso freschissima, vogliono fare una denuncia, lanciare un allarme o far conoscere comunque un fatto



La denuncia, gli allarmi, nascono da una violazione dei nostri valori. E’ per questo che si diffondono in maniera tanto virulenta, non paragonabile alla reazione a catena innescata da un qualsiasi prodotto/servizio/emozione. Su di essi anzi, appare più morboso il passaparola negativo, che appunto ha più lo spirito di una denuncia che non di una pubblicità



Sia chiaro, è frequente trovare notizie create ad arte per fini commerciali, politici o altri, ma è anche più facile che queste vengano scoperte rispetto alle notizie artefatte da una diffusa parte della stampa, non a caso in forte crisi di credibilità



L’informazione 2.0 parte dal basso, si fonda su informazioni fornite dal testimone, spesso oculare, che può documentare l’accaduto con la testimonianza più oggettiva: un video. Quanti ormai hanno una videocamera in tasca?
Sempre più spesso testate sconosciute vengono portate alla notorietà e le oligarchie dell’informazione, spiazzate, pèrdono di orientamento. Gli esempi dell’Iran e del Tibet, solo per guardare fuori da casa nostra, mi sembrano piuttosto eloquenti



Ultimo dettaglio: l’informazione ottenuta in questo modo è gratuita, cosa che i marketers non possono sottovalutare
Ci sarà da riflettere?




Felice giornata
ps. Questo articolo è stato pubblicato anche su Prometeo newsletter di Comunicazione Italiana. Devo dire che è un piacere

giovedì 10 settembre 2009

Confindietro




Che in Italy siamo un po’ arretrati lo riconosciamo tutti
Ma alcuni segnali, grossi e piccoli, danno la dimensione del problema


Segnale grosso: il governo vara una politica di incentivi per gli investimenti in macchinari


Ma come? Nella società dell’informazione, nell’era in cui è la tecnologia a dover dominare, in cui la conoscenza, la ricerca, lo scambio del sapere sono il valore aggiunto dell'economia, allora si finanziano ferrosi macchinari, si pattumano le auto, e per lo sviluppo dei cervelli neanche gazosa?



Ma che Stato italiano sia indietro come le palle del cane non è notizia fresca
Segnale piccolo: Confindustria, che di tecnologia ne sa: organizzano un ottimo convegno veramente interessante. A spiegarci il futuro gente di tutto rispetto: ministri e grandi esperti di digitalizzazioni, tecnology e controtecnology:

“I servizi innovativi per il rilancio dell’economia”
“Presentazione dell’Osservatorio Italia digitale 2.0”


Grande cosa, finalmente anche in Conf ci si adegua e impegna per ascoltare la gente


La partecipazione del “cliente” entra nelle attenzioni della Grande Industria italiana, addirittura con un Osservatorio. Idea eccellente!!!

Ehm… le iscrizioni si ricevono solo via fax!


Ahahahahahahahahahahahahahahahahahaha
Ma andate a quel paese! Anzi: al Bel Paese


Questi stanno ancora ad achiviare i fax nei faldoni, a trascrivere le iscrizioni a mano. A penna? Una mail già troppo complicato, eh?


Fosse un convegno sulla pasta sfoglia capirei, ma qui si parla di presente, di digitalizzazione magari di crowdsourcing. E nel salotto buono dell’economia d'Italia

Come può un convegno così dare questo stupido esempio?


Già Riccardo Luna sul buon Wired di agosto scrive di un precedente convegno sull'innovazione sempre organizzato da Confindietro:


Sembrava una riunione di falegnami
Allora gli ho detto: mai più. Mai più un convegno sull'innovazione

che non sia trasmesso in diretta su internet per dare modo a tutti di partecipare

Mai più in una sala senza wi-fi per collegarsi alla rete durante i lavori
Mai più, ma questo sarebbe ovvio

in un posto dove non c'è nemmeno la presa per attaccare il pc

e tutti scrivono a mano mentre parlano convinti della necessità di "digitalizzare l'Italia



E noi aspettiamo le loro ricette per uscire dalla crisi? Che belli …









Nella blogosfera il sarcasmo è diffuso

Scidadì, Emma



Attrus annus

venerdì 4 settembre 2009

Uomo dell'anno


L’uomo dell’anno oggi è Teresa Sarti Strada

La moglie Di Gino, il grandissimo Gino Strada

Ha fondato emergency, una delle più serie ong del mondo la più seria in Italia

Mai sentito parlare prima di lei

Pensate che personaggio

Ci ha lasciati

Un abbraccio a Gino

giovedì 3 settembre 2009

Facebook: giocattolo o lavoro?




Parliamo di marketing puro puro? Bene. E parliamo nella lingua che, chi come noi segue i blog, capisce molto bene: quella dei social media, la lingua più diffusa e, soprattutto, parlata con più piacere



Parlata? Scusate l’errore grossolano. Ascoltata, volevo dire. Già, perché le imprese parlano sempre meno (si legge: fanno meno pubblicità) e si sono messe ad ascoltare. In pratica seguono i social media, in italiano i mezzi sociali. Il mondo si è capovolto?




Questi sono i mezzi di comunicazione fatti dalla gente, quindi quelli autentici che generano un attendibile passaparola, diventando reti sociali (social networks) permettendo alle aziende di capire gli umori della gente per poi soddisfarla con reciproca utilità. E se non è reciproca, allora qualcosa non quadra



video



Il video descrive in maniera molto puntuale la situazione, e si chiede, tra l’altro:
è una mania o una vera rivoluzione? Accenderei la seconda, la domanda è retorica
Ancora: i “giuovani “, la generazione Y, quelli nati con un mouse in casa stanno per superare, in numero, i Baby boomers, cioè i nati tra la guerra ed il ’64. Quasi tutti loro frequentano una rete sociale: Facebook, Twitter, Flickr, Youtube, Giocodisquadra, blog vari, Wikipedia, Youporn


A proposito hanno superato, per frequenza, addirittura il porno, da sempre il più seguito su Internet
Negli Usa 1 coppia su 8 che si sposa si è conosciuta in rete
La tv ha impiegato 13 anni per raggiungere i 50 milioni di utenti, Facebook, in 9 mesi ne ha aggiunti 100! E’ la quarta nazione del pianeta! Non è scioccante? C'è chi dice che Fb ha insegnato agli italiani ad usare Internet. Sapendo quanto siamo caproni non è che mi meravigli più di tanto...



Il 78% di noi si fida dei commenti degli altri. Solo il 14 si fida della pubblicità. Ma questo già lo sapevamo
Un americano su 4 ha visto un breve video nel mese scorso. Però sul telefonino! Passaparola, si diceva
Non saremo più noi a cercare i prodotti ma loro troveranno noi, grazie a una rete sociale. Ci credete? Io sì

Sempre più persone si scambiano contatti professionali o imprese valutano curricula da Viadeo, Xing, Linkedin o altri, e valutano le caratteristiche delle persone attraverso FB



L’economia ora la fa sempre più la gente, sempre meno il petrolio o l’acciaio. Beh, naturalmente questo può dar fastidio a qualcuno…
I mercati sono sempre più conversazioni, come si profetizzo nel cluetrain. Le imprese si impegnano nel far aggregare la gente, più che scassarle gli zebedei con fastidiosi messaggi di cui si ricorda magari l’ottimo video, la gran gnocca, la musica emozionante ma raramente la marca

Sarà il caso che impariamo ad usarli, oltre che a giocarci?

Felice anno nuovo



Un grazie a Maurizio Goetz per lo spunto

mercoledì 26 agosto 2009

Satira 2.0







Se c’è una cosa su cui tutti gl’italiani sono d’accordo è che nel loro paese la libertà d’informazione
sia alla Vernaccia

Lo dicono tutti sia da destra (?) che da sinistra (??)

Lo dicono i radicali ed i dc, gli ex dc e gli ex forzisti, i fascisti e gli ex fascisti, gli ex comunisti ed anche i comunisti. Se ne sono accorti anche gli stranieri!


Osa dirlo anche la stampa, oltre a qualche centinaio di Ong

Tutti d’accordo, finalmente


Il problema dell’informazione è serissimo, è un cardine della democrazia

Stiamo vivendo tempi difficilissimi per la stampa. La libertà d’espressione vera vive solo in rete oramai, sebbene anche qui pare abbia i mesi contati. C'è già stato il primo sciopero, e siamo gli unici in occidente


Il crollo delle vendite dei quotidiani viene affrontato con le sovvenzioni pubbliche. Droga! L’unico è fare informazione. Ma se fa sorridere scriverlo, figuriamoci leggerlo


Ora, due miei vispi amichetti pensano che essa sia un attimo condizionata da una persona in particolare. Ed hanno pensato di buttarla in satira. Benvenga allora


Non amo parlare di politica, sono una persona seria io. Ma di satira ne parlo eccome
Di cosa si tratta? Si parte da un sito, Berlutube

Si stampa un adesivo e lo si incolla laddove abbia un senso satirico. Poi si fotografa o filma l’opera e la si rimanda al sito. Vualà e se degna verrà pubblicata


Nasce l’UGS: User Generated Satira per una libertà 2.0
Manco a dirlo c’è anche il profilo su FB
Proviamo?

mercoledì 22 luglio 2009

Astenersi turisti


Questo post è per gli oristanesi
Turisti per cortesia astenersi, grazie


Bene, ora che siamo tra di noi mi chiedo: ma chi glie lo fa fare ad un disgraziato di venirsene in vacanza ad Oristano? Solo l'ignoranza


Solo una bestia può venire a trascorrere i suoi prezosissimi e pochissimi giorni di ferie in questa meraviglia di posto


Il paesaggio è eccellente, magico, di bellezza forte e sottile: ma là dove l'uomo vi ha posto mano, siamo al disastro a colori


Immondezza come ad Or è banale ormai parlarne
Il Sinis è da anni al ridicolo. Decine di chilometri (quadrati, non si parla solo delle spiagge) per il museo etnografico della plastica

Certo, si mangia moto bene. Ma a quali prezzi? In Italia si spende meno assai
Agriturismi e B&B spesso non sono male, anzi, ma son gestiti da cafoni formula 1 ed ignoranti F 3000. Con le dovute eccezioni, ma un troppino rare
Qualcuno che parli l'inglese? Ahh aha ha haha ahh ahaha, che ridere. Spostati, stiamo lavorando

Ad Or non esiste un locale all'aperto. Qualche macchillottu ha comiciato a mettere due tavolini sul marciapiede. Ma nella città dell'automobile, nella Detroit dei poveri la vita non è facile...
Forse qualcosa si vede a Torregrande. Ma lì siamo al mare suvvia...

Storia? Nella Città dove venne scritta una delle più antiche Costituzioni della civiltà, neanche un vicoletto ricorda la Carta de Logu. Figuriamoci un museo

Spettacolo? Lo zero: In qualunque paesino sardo si celebrano ormai rinomati festival, molti internazionali. Ad Or solo Dromos, ma senza neanche permesso di soggiorno

Un pò di purgatorio, compaesani miei? E se si pensasse al turismo come cosa da godere noi per primi, prima dei turisti (che termine di merda, peggio di "clienti")?

Se pensassimo a godercela noi Or, e di conseguenza la gente venisse a godersi un posto dove la gente sta bene? Proprio troppo paranoico il discorso?

Felici vacanze, amici miei ho bisogno di staccare
Un abbraccio enorme di fresco, salmastro maestrale

Andre


martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero




Io non sciopero! Scrivo
Anzi, copio e incollo:

"Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero. Accadrà domani (oggi, n.d.A.), 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l'informazione in Rete.

Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant'anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.
Oggi 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com.

Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.L'iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.

Hanno aderito all'iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni."

Tralascio l'elenco degli aderenti per evitare strumentalizzazioni politiche

"Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino."

Diritto alla Rete


















































martedì 9 giugno 2009

SemiNario SemiSerio





Crisi è cambiamento. Lo scrissi nel primissimo articolo di questo blog



Non c’è crisi, c’è un modo diverso di consumare, di comprare, di spendere. Di fare economia


Ma come cambiare nessuno ce lo dice, non c’è la formula


Diceva quello: “Se ti serve una mano guarda alla fine del tuo braccio”. Santo subito!


Per questo motivo abbiamo organizzato un seminario, però semiserio, sulla creatività


Sarà chi partecipa a gettare le proprie idee, con l’ausilio di quattro professionisti di quattro professioni cruciali, al giorno d’oggi, tutti del Crazy Marketing Network:


Alex Badalic, vecchio stregone della creatività che aiuterà gli imprenditori e gli studenti nella pianificazione strategica della creazione di un’idea


Sasà Tommasello, Art director che ci aiuterà nella risoluzione delle questioni grafiche


Franco Dalfovo, specialista web, così cominciamo anche a realizzare le cose


Ed io, che ci metto il marketing


Introduce tutto il carissimo Beppe Melis docente di Marketing qui all’università, uno dei pochi accademici che non se la tira. Bravissimo


Nuove idee, allora. Vediamo come realizzarle


Quì la locandina. Conoscete qualcuno a cui interessa? Fatela girare ;-)


Felice giornata

martedì 19 maggio 2009

Marketing e libertà











Ci siamo. Il marketing è della gente
Le industrie, le macchine, si smontano per le necessità della persona
Resiste solo la politica Ma per quanto?

Non è più marketing, ma Societing. A quando un nome in italiano?
Mancai in sadru… ma lassaus stai

Marketing era sinonimo di “lavaggio del cervello” della gente, ancora definita addirittura “consumatori”. Una cosa volgarissima
Oggi il lavaggio del cervello se lo devono fare le strutture, ed è certo un lavoraccio
Era il marketing della multinazionale, la grande fabbrica, il sindacato grande, il grande partito Ma non vedono che non c’è più trippa?
La politica: c'è chi ha vinto con facebook. In Italia si fanno le leggi per bloccarlo. Guardate che dopo due giorni ci s’inventa un’altra cosa, suvvia…
Studiatevi Lucio Battisti: "Come può uno scoglio arginare il mare?"

Il delizioso fenomeno dei social network da una parte e del web 2.0 dall'altra, stanno sfondando la testa ai vecchi monopolisti del tutto
Riscopro l’America, quella del 1886 quando la Francia le regalò la Stauta della Libertà
Quelli sì che erano tempi. E rieccoli, ma con un altro orologio

Enormi brontosauri come Fiat, Barilla, Tim, fogorati, grazie a persone avvedute comprendono e si adeguano velocemente. Bestioni da decine di migliaia di persone che si adeguano al volere di chi “li compra”. E fanno il gioco più facile. C'hanno addirittura il profilo su Facebook. Sono dei perditempo?

Libertà è giocare a un gioco di cui ti piacciono le regole. Libertà è accettare, volere un vincolo E' amore
Libertà è creatività. E' generare cose o esperienze nuove
Libertà è passaparola
Libertà è semplicità
Libertà è disporre di tempo
L'esperienza è il prodotto che mi faccio io
Il prodotto sta al consumatore come l’esperienza sta alla persona
Il prodotto si sceglie, l’esperienza si adatta

Ciò che sempre più si desidera è l’esperienza, il prodotto non è più il centro, ma è strumentale per viverla
E possiamo essere liberi da prodotti. Non è una questione di prezzo
D'altronde, ci siamo accorti che stiamo entrando nell'era del gratuito? No, eh?
Desidero un prodotto che mi dia libertà


Felice giornata

domenica 26 aprile 2009

Uomo dell'anno







L'uomo dell'anno oggi è Andrea Parodi


Una voce lungimirante che tra le prime colse il piacevole rischio di mescolare tradizione e innovazione. Tra cultura sarda e rock


Era in un programma di Pippo Baudo (blearch) più di vent'anni fa e già storcevo il muso sentendo questa melodia mista tra chitarrone distorto e belati ancestrali, quando irrompe lui: "Balla ca commo bene Carrasegare... " Zitto. Chi è? Eccolo

Poi una lunga storia ...

Ma l'uomo si vede alla fine, non all'inizio. E lui si offre stanchissimo, sofferente, energico

Domani ad Oristano lo premiano con la maschera d'argento. Riprendono dopo sette anni

Bellissima scelta, bravi

Quì canta la serenata più bella del mio mondo. Una struggente, invincibile dedica all'amore



video


Pare Gandhi, per la passione semplice che genera. Autentico? Vedete voi

La dedico a Maggi, l'amore mio e madre dei miei bimbi

Andre

sabato 4 aprile 2009

Eutanasia di una marca






Vernaccia è uno dei marchi più antichi e amati della nostra terra Uno storico frutto, un vino di carattere vero dal gusto complesso di mare, di terra e di stagno


Dal carisma unico per essere unico


Il vino più celebre della Sardegna blasonato,amato, abbandonato
Da Bacco alla Legge Bacchelli



I produttori non sanno più venderla, non credo non vogliano. Ma questa è roba che si propone, non si vende. Non parliamo mica di un vino come gli altri, ma della cultura di Eleonora, per buttarla in politica




Vernaccia è ormai dimenticanda anche ad Oristano sua terra natale, dove la gente non la chiede e gli anziani produttori, incapaci di comunicare al tempo d’oggi, stanno staccandole la spina
Ma lei non l’ha chiesto!
Lei è viva, vegeta, è solo un pò invecchiata e vuole uscire dalla grigia clinica dell’oblio per andare a divertirsi e raccontarsi nei palati delle persone, giovani e anziani, uomini e donne, turisti e cabraresi



Ne chiacchieravo con un caro amico produttore, una delle tante medaglie d’oro del recente Vinitaly quando dice: “Non incontra più i gusti della gente”. E lì le braccia si frantumano a terra

Aperitivo perfetto, impeccabile con le sue pietanze, a pennello con i dolci di mandorla, mi sento opporre argomentazioni tecniche che solo i cantinieri possono eccepire. Ma alla gente, a chi sa crannazzedda se la gusterebbe, quello non interessa proprio


Vernaccia ha in sè tanta storia da narrare, tanto fascino da esprimere ma l’antico è confuso con il vecchio. Non si reagisce, si preferisce aggiornare. Sento: “Questo vino va meglio da quando abbiamo tolto la dicitura “Vernaccia”. Blasfemo


Penso: "se la gente ha questa percezione la responsabilità è di chi produce o di chi consuma?" Quando parlo di vernaccia con la gente però non avverto questa sensazione


“Abbiamo fatto convegni e convegnetti e…” Certo, la gente segue quelle cose? Dai, dormono tutti


La comunicazione è considerata pubblicità, la partecipazione è l’essere in fiera
Ehi, non siamo più nel ‘900


La comunicazione attuale non appartiene alla cultura delle cantine, sebbene siano in fondo il luogo più favorevole ove fare comunicazione. “In vino veritas” diceva qualcuno. L’autentico è messaggio di lunga durata



Migliaia di etichette in Italia confondono le idee, la qualità-prezzo non ha niente a che vedere col successo commerciale. La confusione è un difetto della comunicazione. Discorso troppo tecnico?
Forse sì se, parlando con persona intelligente, colta e sensibile, non ne ho spiegato l’importanza


L’errore è mio, ma vedo il buono nel bicchiere mezzo vuoto: quello da colmare o quello scolmato?
Ad Oristano è difficile trovarla nei bar. La si beve solo alla Sartiglia. Perché? Cosa manca qui, perché la gente ritorni ad apprezzarla? Creo un gruppo su facebook. In due minuti ha dieci aderenti, in tre ore ne ha 125; alle 18.00 ne conta 176



Goccia, cosa comunica la Vernaccia?

Cari bloggers, delle idee per rilanciarla?

Alla salute, amici miei

mercoledì 1 aprile 2009

Il doppio senso del marketing




Il marketing sta prendendo due strade, completamente diverse l’una dall’altra ma niente affatto in conflitto fra loro, anzi
Queste strade sono il marketing sociale e quello individuale
Messe insieme portano alla soddisfazione della gente e quindi dell’azienda

La prima via è quella che indaga il piacere delle persone nello stare insieme, nella compagnia, nella condivisione: in aggiunta alle maniere tradizionali, cioè con la presenza fisica, essa oggi conosce la l'inesplorata potenzialità dei social network, il moltiplicatore delle nostre relazioni
Il loro numero infatti, e la loro popolarità divampa
Ne faccio l'elenco? Evito
Siccome il nostro piacere di stare insieme e condividere genera valore, il mkt allora fa il suo lavoro e c’infila le narici. E’ un marketing sociologico

Dal lato opposto emerge invece un marketing indviduale principalmente legato ai piaceri fisici, ai sensi

Un marketing che indaga il piacere provato dalla persona in sé, non generato dal suo rapporto con le altre persone
E’ un marketing psicologico quindi, magari neurologico. Si sforza di capire attraverso cosa la persona prova godimento, ne studia le percezioni che avvengono naturalmente attraverso i sensi

Le emozioni sono il principale valore. Ed esse ci arrivano attraverso vista, udito, olfatto, tatto e gusto. Come fare perche i nostri prodotti possano sollecitarli positivamente, in modo da moltiplicare il valore dei nostri prodotti?

Un interessante studio me lo segnala un’amica blogger del Crazy marketing network, Anna Torcoletti, attraverso il nuovo volume Marketing dei sensi, appunto
Ma come fare per coniugare queste due strategie di Marketing? A me piace con gli eventi
Essi infatti sono la leva di comunicazione su cui tanto si può fare affidamento: un marketing definito “caldo”, perché sottolinea l’aspetto umano, tattile, della relazione, che da impresa-cliente diventa persona-persona
In un evento infatti le persone stanno insieme e, oltre a chiacchierare, cioè condividere informazioni, insieme fanno qualcosa : tipicamente mangiano e bevono, ascoltano musica vedono prodotti e cose, li toccano e manipolano, spesso apprezzano odori e profumi
Stimolano i loro sensi, le proprie personali, individuali percezioni.
L’evento consente l’ascolto da parte dell’impresa in maniera diretta, sentendo la gente ed osservandone i comportamenti dal vivo, le loro esigenze e i preziosi consigli senza dover far ricorso a quella presa in giro che sono i sondaggi, i focus group eccetera

Quelle marche che sapranno fornire alla persona soddisfazione sia personale che sociale avranno in dono uno spazio nella memoria delle persone.
E La memoria è la madre del passaparola

Ma non ditelo a nessuno

venerdì 20 marzo 2009

Quando i bianchi erano mulini...







Jolly è pazzo! Vuol capovolgere il mondo!



Quel piccolo mulo infatti, l’ha fatta fragrante: adesso vuole che i biscotti gieli facciamo noi
Stogaz!






Il direttore marketing di Mulino bianco sta cercando di fare di un elefantone lento e rassicurante come il Mulino, un’agile zanzara che succhia idee da chi poi i biscotti li deve inzuppare. Comodo così! E non dà neanche soldi…


E' un coraggioso brainstorming che mescola tutti i contributi di centinaia di affezionati mulinisti per creare il biscotto da loro desiderato. E’ da tempo che parliamo di cocreazione del prodotto, eccone un audace esempio



Attraverso il loro sito “Nel mulino che vorrei” chiede agli interessati di gettare idee in una gran gran pignatta che, bollendo a fuoco vivace si restringe in una cosa reale, saporita e consistente ottenendo infine il prodotto allargato. Chi è costui?

E’ tutto il processo di acquisto e di consumo, che ora si cerca di trasformare in esperienza in modo da aumentare il suo valore. Un’esperienza vale molto più di un prodotto

Il biscotto infatti non si consuma solo mentre lo mastichi, ma fin da quando questo si presenta, con la promozione; passa poi per l’acquisto, con l’energia che la confezione ti deve trasmettere per creare un’emozione tanto positiva che tu te ne voglia impossessare; prosegue col prodotto appunto, nel quale viene aggiunto l’impegno sociale che si concretizza per esempio in politiche di produzione eque e sostenibili, materie prime genuine ed ottenute magari in cambio di un giusto prezzo; fino al suo smaltimento, in questo caso della sua confezione, che è un argomento che riporta al delicato quanto attuale problema della spazzatura

I punti sui quali chiede consigli sono infatti questi:
- prodotti
- promozioni
- confezioni
- impegno sociale e ambiente
- altro


L’impegno sociale in particolare è una leva che funziona molto nei momenti di riflessione come questi. E’ una delle tante cose buone della crisi di cui tanto si parla. Impegno sociale e ambiente sono forti influenzatori di un acquisto, perché incidono sottile ma profondo nelle coscienze, quasi a livello subliminale. Sono la leva più difficile da realizzare, perchè richiedono veramente una filosofia molto lontana dalla visione dell’industria del Novecento
Si tratta di cambiare mentalità, non macchinari. Operazione realmente complessa: non basta investire denari, ma riorientare migliaia di dipendenti, fornitori e intermediari ad un nuovo approccio al cliente. Bella bici, Jolly



L’ingrediente fondamentale però è il consumatore 2.0, quello che va per internet ed ha voglia di partecipare, pensare e scrivere. E soprattutto di registrarsi…
Però ce n’è tanti, e i contributi sono già centinaia
La blogosfera poi reagisce bene: qui i post di Dr Who, Minimarketing e Zio Burp



Via le idee, quindi, seriamente oppure no: l’obiettivo è farci noi i biscotti più buoni. Troppo ambizioso? Le idee banali lo sono, non quelle semplici

Come stimolare allora quest’impegno da parte della gente? Col gioco, e con la possibilità di veder realizzata sul piano industriale un’idea che soddisfa un tuo desiderio. Oppure con la semplice partecipazione al voto: “Bella l’idea di gigi 61, la voto”. Più voti ha, e più è probabile che quell’idea il Mulino la faccia propria, ed il biscotto dei tuoi desideri venga realizzato



Non è proprio facile convertire una strutturona così. C'è da far girare la ruota in senso contrario…



Gioe, il sito è molto bello. L’idea è veramente avanti, ore sta nel realizzarla attraverso una gestione veramente partecipata di tutti i contributi dei mulinisti. Stai ridefinendo una tribù, bel concetto postmoderno

Un bellissimo progetto. Complimenti a te e a chi ti ha dato una mano. Sento odore di Ninja, Bernard, e…?





Un abbraccio. Anzi, due!

martedì 17 marzo 2009

Guerrilla in Marmilla














Sotto lo sguardo complice e benevolo dell’ideologo locale Antonio, si è svolta in Marmilla un’eccezionale azione di guerrilla marketing



"Move the box" per un mese ha stimolato la curiosità delle gente destando impulso all’azione e, udite udite alla partecipazione


Niente male, per un ente pubblico


Scatole sparse per il territorio incitavano: “Move the box”. ?


Fitto il mistero sul contenuto della scatola, una sola su centinaia svelava l’arcano
Una caccia al tesoro in total look guerrilla che spingeva al passaparola al grido di: "non dirlo a nessuno!" Queste sono vibrazioni…



Il 14 marzo la gente è attratta a Villaverde, in Marmilla appunto, curiosa regione di poche anime e molte teste nel cuor della Sardegna: là il sugo comincia a bollire



Com’è andata? Centinaia di ragazzi, i veri destinatari dell’iniziativa, son saliti da tutta l’area riempiendo il paese, per scoprire che la scatola era davvero straordinaria: un bellissimo edificio appena ristrutturato che diventerà Centro di Produzione Culturale. Bel giocattolo, eh?








Dopo il tramonto lo scatolone si è illuminato ad arte e sono iniziate
una serie di performances in contemporanea: danza, teatro musica
scenografia, cinema e fotografia



Esse hanno coinvolto il pubblico presente, ed anche quello assente. Move the box?

Eja, la mia testa è la box



Perfetto, tutto torna: guerriglia sociale, marketing culturale. E’ la gente che ci deve mettere i contenuti. Ci siamo dentro




In coerenza, i mezzi di comunicazione sono stati Facebook e blog



La stampa, a cose fatte, dà il giusto rilievo alla cosa. L’operazione è compiuta



Bravo Seba, ottima l'idea e la realizzazione


Hasta siempre

martedì 3 marzo 2009

A Oristano si tromba












Oristano è la città più sexy d’Italia


Ovviamente non è vero, ma un’immagine del genere vale oro, non la sfruttiamo?


Lo scandalo delle foto erotiche appese il giorno dopo la Sartiglia ha impreziosito la fama, ormai divenuta un classico dai tempi del capitone, che tanto lustro donò alla città di Eleonora (una donna, guarda guarda…)



Tale fama dopo vent’anni resiste ancora come la Torre di Mariano. Un simbolo fallico?



La vicenda delle foto dei due amanti ha scatenato l’interesse dei giornali scandalistici locali L’Unione Sarda in testa

Esso cita inoltre l’autorevole Men’s health, mensile sul piacere maschile che, grazie ad un’accurata ricerca dichiara che Oristano è la seconda provincia in Italia per attività sessuali
Ma questo è marketing territoriale, boys!


Sarà che lavoro troppo o forse sono distratto, a me non risulta. Ma l'importante è ciò che dice e crede la gente, la realtà non sta nella realtà, ma nella loro percezione


Pochissimi hanno visto quelle foto, visto che sono state fatte sparire alle prime luci dell’alba. Ma il bello è qua: niente meglio di un segreto per scatenare il passaparola. E questo poi, passando di bocca in bocca, ci ricama attorno una minigonna…

Il passaparola negativo infatti è più largo e più profondo del suo fratello triste, il passaparola normale: in caso di argomenti trasgressivi infatti si tende a parlarne con più persone, la scienza dice undici, le quali ne parleranno a loro volta con almeno altre cinque, ed ognuna ci aggiungerà del suo naturalmente e inconsapevolmente


E' un'autentica azione di marketing: porta più gente questo o una centrale atomica? Il marketing turistico oristanese ci sorprende ancora
Potremmo incrementare i flussi in alta e in bassa stagione sviluppare un indotto vasto portando beneficio alle impotenti imprese locali dall’abbigliamento alle farmacie dai ristoranti ai finimenti equestri


Però è un’immagine un po’ pericolosa, ci vorrebbe un assessorato apposta. Ma Or non è nuova neanche in questo


Sbagliato?


Kiss, babe


Condividi qui