mercoledì 4 giugno 2008

Cambiamo nome al Marketing

Qualche tempo fa riflettevo su un fatto:
il marketing, utilissimo, risulta decisamente antipatico.

Proprio lui, che dovrebbe sapersi vendere alla grande! Macchè…
In Sardegna diciamo: "in domm'e ferreri schironisi 'e linna". Qualcosa tipo: "in casa del fabbro gli spiedi son di legno"!
"Marketing" sa di imbroglio, di fighetto, di inglese. Il nome stesso dà fastidio, essendo oltretutto intraducibile, quindi incomprensibile. E ciò crea naturale diffidenza
Una disciplina così importante, utile, bella, che viene incontro alle necessità delle persone.
Che spazia dalla sociologia alla psicologia, fino all’antropologia. Che studia le persone e i suoi desideri…
Certo, sia chiaro, non è che il marketing sia il paradiso.
Ma sono le persone che lo utilizzano che, essendo buone o cattive ne fanno l’uso conseguente.
Il marketing è poi completamente cambiato perché è cambiata la società.
Le imprese che meglio hanno interpretato questo cambiamento ne hanno ottenuto grandi benefici.
Proposta: cambiamo nome al marketing. La solita presa in giro linguistica?
Per me no. I nomi sono importanti, eccome.
Giampaolo Fabris, illustre sociologo, mi conforta su quest’argomento stilando un manifesto:
"Dal Marketing al Societing"
Ma un altro nome in inglese, che mal sopporto in Italia.
Però sui contenuti concordo totalmente
Vale ben la pena farsi un giro anche nel suo blog da dove è possibile dare uno sguardo alle nuove frontiere da rivisitare. Molto interessante
Eccolo il suo manifesto dunque, ricco, ricchissimo di spunti interessanti:
Dalla certezza all’incertezza: la grande scienza nel novecento ha dato risposte contradditorie
Dalla materia prima alla conoscenza: cambiano i fattori della produzione
Dal moderno al postmoderno. La società industriale è alle spalle
Il consumo prevale sulla produzione
Dall’individuo alla società
Dallo scambio di merci alle relazioni personali
Il consumatore è partner, creativo e produttore
Da una società di massa ad una di nicchia
Da consumatori a persone
Quindi: dal marketing al societing

Però se trovassimo un nome migliore non mi dispiacerebbe……..
Qualche idea?

5 commenti:

Massimo Falcone ha detto...

Come al solito i nomi migliori se li sono già accaparrati:
- filosofia
- impronta
- posizionamento
- strategia

insomma tutto quello che poteva definire l'insieme delle attività ricomprese nel "marketing" o "societing" sono già usate per altri scopi; da qui la necessità di coniare un termine nuovo, marketing appunto.

Purtroppo in questi casi l'inglese la fa da padrone, basta vedere il termine "prosumer" che in Italia potrebbe diventare proconsumatore.
(bleach)

In italiano, invece, è difficile rendere un concetto con una sola parola (senza poi dimenticare la nostra passione per tutto ciò che viene dall'estero)

Forse la mia è un po' una fissazione ma io lo chiamerei semplicemente Marketing 2.0 per distinguerlo dal Mtkg 1.0 che non teneva molto in considerazione il ruolo attivo dei consumatori

Ribalto però la domanda anche se il Mktg è cambiato è proprio necessario cambiargli nome???

Marketing e Formazione ha detto...

No non è necessario e potrebbe creare ulteriore confusione, come sempre quando si cambiano i nomi.

Ma credo che rifletterci sopra sia tempo ben speso. Il termine "marketing" è frainteso ed equivocato, sicuramente obsoleto.
Ed è una disciplina che non se lo può permettere. Grazie Max, le tue riflessioni sono sempre molto interessanti

fabri scatena ha detto...

Penso che la cosa migliore sia riflettere sulle reazioni delle persone quando sentono la parola mktg. Da lì, iniziare un 'operazione di chiarimento su cos'è il mktg, e su come sta evolvendo.

Ripartire quindi dalla relazione che le persone hanno con i loro oggetti d'uso.

Guardiamo i giapponesi, che considerano le loro opere artistiche, tecnologiche, ecc. come estrinsecazione del loro spirito, e meritevoli di essere curate anche dopo l'acqcuisto.

Marketing e Formazione ha detto...

Bella Fabri. Una parola infatti, un nome, servono per chi li sente, più che per chi li pronuncia. E se ciò che si avverte non è consono a ciò che si vuole trasmettere, allora la parola è sbagliata.

L'esempio del Giappone è molto bello: pensare alla vendita è da "venditore", con il massimo rispetto per i venditori seri (tutti siamo venditori).. Pensare alla postvendita è da persona seria, che vuole creare col suo "cliente" un rapporto leale e duraturo.
Come chiamare, quindi, il marketing?

L'Esteta col gilet ha detto...

Vero. In fondo il marketing è affine alla seduzione

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