mercoledì 28 novembre 2007

Cos'è il web 2.0



Bella VALTER!

Un foto blog bellissimo, realizzato con tutti i crismi. Un ottimo esempio di web 2.0!

Il tuo blog giocodisquadra, contiene infatti tutti i concetti del marketing attuale, è "perfetto". Hai lanciato l’idea di mettete le foto di quando si faceva uno sport di squadra. La risposta è molto interessante.

Il concetto in fondo è impegnativo: "Gioco di squadra". Di questi tempi, poi...

Ma poi è semplice: la qualità per me numero uno.

Questo blog suscita emozioni: mettendo le foto della loro vecchia squadra, di qualunque sport si tratti, le persone riportano alla memoria i cari vecchi tempi . Ci si rivede vent’anni dopo, magari trenta. Capirai che colpo, tutti ancora coi capelli lunghi, non solo con i capelli! I ricordi volano, ti soffermi sugli amici che non ci sono più Si rivedono persone perse da tempo, e con loro possiamo dialogare! Inserisci un commento, molto facile avere risposta. Non è solo il piacere immediato, ma l’attesa dello sviluppo di una conversazione.

Poi questo scartabellare per cercare nei tuoi album, perché non le trovi tra le foto digitali ma tra quelle “vere” che non rivedevi da tempo, ormai abituato a cercarle solo sul computer.

Metti la foto nel blog, sei “su internet”. Inserisci poi i nomi delle persone, dei puntini sostituiscono quelli che non ci ricordiamo. Tutta sincerità. Magari ci aiuterà qualche altro compagno …

Il passaparola è fortissimo, messaggini che ti avvertono della tua presenza, oppure mail, messenger… poi tocca a te.

Subito si è coinvolta la stampa, la notizia c’è!

E’ straordinario come questo spinga a cercare altre persone, e leggere i commenti, e commentare a tua volta. E’ il prodotto creato dal cliente. E’ la co-creazione del prodotto, la rinnovata frontiera del marketing. Valter, hai creato la Wikipedia dello sport. Oristanese? Magari solo per ora………

Hai lanciato un sasso nello stagno, e i cerchi sull’acqua non smettono di generarsi, ed ondeggiare via col marketing virale.

Molto garbato poi il tuo modo di presentarti come azienda, un semplice banner che ti porterà, mi auguro, notorietà. Che condividerai con le aziende che vorranno presentarsi con questo blog, sperando che il loro messaggio sia coerente con quello del blog stesso: sport, foto, legame, antico, amicizia, ritrovarsi, sano, compagnia, squadra! E con i tanti altri messaggi reconditi che questo blog può trasmettere.

In sostanza si crea valore attraverso la conversazione tra le persone, oggi facilitata dal web in maniera rivoluzionaria. Siamo nel 2000, no?

Un esempio di postmoderno: il legame tra passato e web.

Tecnicamente questo è il web 2.0.
Praticamente, Valter l'hai fatto.

Mi piace moltissimo. Bravo

sabato 24 novembre 2007

Monello Natale a tutti...


Natale è quasi passato e noi siamo ancora così…

E’ il momento dei grandi acquisti, e nessuno parla di noi! Ahi ahi…

Gli acquisti che noi facciamo stanno tra due categorie: prodotti utili, e prodotti edonistici. Questi ultimi, crisi o non crisi sopravanzano di gran lunga i primi e sono prodotti che non soddisfano bisogni, ma desideri, piaceri. Inutili, ma belli.

Natale in particolare è periodo di regali dedicato quindi più all’acquisto di prodotti piacevoli che utili. Non esclusivamente, beninteso. Ma certamente mentre il prodotto utile me lo compro da solo, quello piacevole è più spesso oggetto di regalo.

E' quindi il periodo della grande differenza tra compratore, cioè chi fa il regalo, e consumatore, sempre che lo consumi, cioè chi lo riceve. Compito del negozio è soddisfare il compratore, mentre il prodotto soddisfa il consumatore. Sono due “cose” e due persone completamente diverse.

Il negozio, è composto dalla sua struttura cioè il locale e gli arredi, ma soprattutto dalle persone che lo popolano, commessi ed altri clienti. Questi aumentano il piacere che stimola gli impulsi all’acquisto. Gli oggetti edonistici, essendo “inutili” sono molto più soggetti all’acquisto d’impulso. Vuol dire che la decisione d’acquisto è spesso immediata e dettata più dalle caratteristiche del punto vendita che non dal prodotto stesso. Ma come far arrivare le persone nel punto vendita?

E qui nasce un altro ragionamento che a me interessa: il passaparola. Attenzione, molto importante: i prodotti edonistici sono quelli che beneficiano anche del passaparola negativo!

Devono essere però prodotti di nicchia, buoni per pochi, cattivi per la massa. Ma per quei pochi… chissà che dopo non coinvolgano la massa, sapete come spesso succede!

La cosa bellissima del passaparola negativo è che è molto più potente e veloce di quello positivo. Parlar male piace più che parlar bene, ahimè. Quindi, se i nostri prodotti posseggono in sé qualcosa di edonistico, cioè di inutile ma bello, piacevole, addirittura trasgressivo, visto che sempre più prodotti lo sono, potrebbe essere il momento di sfruttare questo potente e gratuito mezzo. Un po’ pericolosetto però, facciamo attenzione. Torna il vecchio detto: parlatene male, basta che se ne parli.

Quali sono i prodotti adatti al PP negativo?

Quelli trasgressivi sono più legati alle tendenze che non alle mode;
poi certi libri, film, musica, arte in genere;
ancora, alcolici non tradizionali (un cocktail è più adatto che non un vino) , certo abbigliamento, locali, gioielli e bigiotteria, ma anche alcuni prodotti legati alla tecnologia della comunicazione.

Tutto ciò che soddisfa piaceri. Niente di più trasgressivo di un piacere.

Si sconsiglia vivamente l’uso del PP negativo per prodotti come alimenti tradizionali, medicinali, consulenze, assicurazioni e finanza, prodotti per l’educazione e per l’infanzia… mi raccomando…

Bene signori, monello natale a molti, allora, ma non a tutti

giovedì 22 novembre 2007

Il marketing al rosmarino



Nessuno
ha notato che all'ingresso dell'auditorium, per l'evento , non veniva distribuita la cartelletta patinata d'ordinanza, con annessi fogli, brochures, cataloghino e, naturalmente, la penna!

Tutti hanno notato però che veniva distribuito del rosmarino.

Su cosa sia stato più apprezzato, ho pochi dubbi: pensate solo a quanta immondezza risparmiata.
Col rosmarino invece, si può fare un grande condimento.

Con carta e penna si possono prendere gli appunti. Nel rosmarino c'erano tutti gli appunti che servivano, e senza faticare.

Voleva rappresentare infatti, in maniera naturale e semplice, il piacere dello stimolare i sensi. Profumo innanzitutto. Rosmarino fresco del Sinis, strepitoso.
Ma anche vista, con quel suo verde sfumato ed il piccolo fiore di quel blu... poi tatto, gusto, col vento anche l'udito.

Aggiungere una sensazione al prodotto.

Questo significa marketing mediterraneo.

Unire l’antico allo sviluppo tecnologico. E da lì creare sinergia. Questo è il postmoderno.

Valgono questi prodotti più di quanto costano?

Riusciamo a creare prodotti postmoderni?

Ne riparleremo.

giovedì 15 novembre 2007

I Pali



Uno degli argomenti più interessanti dell'incontro è stato sollevato da Giovanni Jova.

Alex faceva l'esempio di A-style che, attraverso una campagna di "street marketing" è diventata una marca amatissima prima ancora che nascesse il prodotto.


Cos'è intanto lo street marketing?
E' quello fatto per strada, nello specifico tanti adesivi appiccicati nei pali dei semafori, cartelli stradali eccetera. La gente li ha notati, anche perchè il logo riprodotto negli adesivi era particolarmete intrigante.

Chiariamo: inutile rifarlo ora, (almeno a Milano e simili) visto che l'hanno già fatto, quindi non sarebbe più originale ma solo molto fastidioso. La strategia va aggiornata.

Jova allora giustamente chiede: "quali sono i nostri pali"?

Dove dobbiamo sviluppare la nostra comunicazione?

Una comunicazione che non disturba avviene dove, e quando, essa è desiderata.
Dobbiamo capire quindi in quali momenti le persone desiderano il nostro prodotto.

E già sappiamo quando deve essere fatta la comunicazione.

Per il dove vale lo stesso discorso: in quali luoghi il mio prodotto è più desiderato? Anche il luogo comunica, serve quindi un luogo coerente col nostro prodotto. Due messaggi coerenti (luogo e promozione) si rafforzano.

Il discorso si può fare più interessante: con quali altri prodotti viene consumato il nostro? Jo: un locale notturno si accosta alla birra o a certe bevande, a un certo abbigliamento, a certa musica. A un certo stile di vita e comunque ad una situazione di consumo alla quale partecipano numerosi prodotti.

I nostri pali saranno i posti, magari i negozi, dove questi altri prodotti si vendono. Anche loro ne saranno avvantaggiati.
Una persona infatti non compra un biglietto per entrare a ballare. Compra una bella serata.
Non compro una macchina: prendo un salottino con cui spostarmi con gli amici.

Quando vedo altri prodotti che si utilizzano assieme al mio, questi mi aiutano a raffigurare la situazione (piacevole) di consumo, quindi contribuiscono a farla desiderare. In quel momento la comunicazione è più efficace, ed è il momento per promuovere tutti i prodotti che partecipano alla situazione, presi nel loro insieme, non uno a uno.

Ecco cosa intendo quando penso che le imprese devono cominciare seriamente a collaborare:

La comunicazione può riguardare infatti il singolo prodotto, ma non c'è sinergia di comunicazione se non l'associo agli altri che con esso si consumano. Non descrivono la piacevole situazione che si cerca con l'utilizzo del nostro prodotto.

Collaboriamo allora con le aziende che vendono prodotti complementari al nostro. Le persone avranno piacere nel ricevere il messaggio, che sarà completo perchè descrittivo. Se il messaggio è gradito viene ascoltato, memorizzato e ritrasmesso a sua volta. Benedetto passaparola!

E magari le nostre spese di divideranno tra più aziende. Anche quest'aspetto non dovrebbe guastare.

Cominciamo a farlo? Qualcuno vuol proporsi in questo senso? Cominciamo però da subito, postate le vostre proposte. Quali sono le aziende che vendono prodotti che si consumano col nostro? Chiediamo a loro!
E' anche così, che nascono le idee.

Parliamo nel blog, o rivolgiamoci alle aziende del portfolio, che c'è nel sito. Loro hanno già seguito il Corso. Tutte sono già sensibili all'argomento.

Dài

martedì 13 novembre 2007

Bene signori, com'è andata?


A me sembra bene. Molta gente, bisogna vedere se sono rimasti soddisfatti.
Forse ci siamo persi in qualche tecnicismo di troppo, speriamo di non avere esagerato

e che tutto fosse sì comprensibile, ma soprattutto utile.

La conversazione è stata volutamente molto lunga, più di tre ore.

Non mi interessava infatti che le persone la seguissero per intero, ma dare la possibilità anche a chi disponeva di poco tempo di seguire almeno una parte dell'incontro, per avere qualche stimolo di marketing e capire lo spirito del sito e del blog. Li chiameremo eventi a porte aperte.
Se ci siamo riusciti me lo dovete dire
voi. Alex e Mirko come al solito mi sono piaciuti molto. Stanno studiando tantissimo sullo sviluppo del Marketing Mediterraneo. Esso analizza il desiderio delle persone di ri-radicarsi in un territorio mentre allo stesso tempo ce ne sradichiamo per via della globalizzazione. Questo desiderio si soddisfa col consumo dei prodotti tipici, della musica locale, dell’abbigliamento tradizionale, di tutti i prodotti o, meglio,delle situazioni che ci aiutano a rivivere un passato, ancor più la nostra storia. Ciò spinge al marketing tribale, perché aiuta le persone a reinserirsi nei gruppi, dando soddisfazione al nostro bisogno di socialità.. Il marketing tradizionale invece si centra sul rapporto uno a uno impresa cliente. Molto invasivo: disturba da matti e si ottiene spesso l’effetto contrario, cioè che la gente non ti sopporta più.
Che dire di Eugenio, il caro vecchio
amico Jolly? Sempre grande, semplice, sincero e chiaro. Almeno per me. A voi che impressione ha fatto?
Ha parlato molto dell’importanza di identificare le persone nel loro stile di vita, in modo tale da poter comunicare con loro nel momento in cui queste desiderano, magari inconsciamente, la nostra informazione. A noi piace infatti comprare, ma non ci piace chi ci vuole vendere qualcosa. Se il prodotto viene presentato nel momento giusto e nella giusta situazione la comunicazione diventa efficace ed efficiente, cioè funziona e costa poco. Dimmi nulla…
Grande Corrado, fiduciario Slowfood per questa zona! Mi dispiace, ho l’impressione di non averlo valorizzato, di non aver fatto ben risaltare il suo ruolo nel momento: sensorialità, il rapporto tra i cinque sensi per creare un’esperienza, cioè il prodotto più desiderato.
Ma anche i suoi esempi di impresa
locale creativa: il prosciutto di pecora, un grande modo per vendere un salume nei paesi arabi sfruttando una materia prima da noi sovrabbondante, utilizzata quasi solo per il latte. Stando in tema, l’Ovinfort, dal celebre Roquefort, rifatto col latte ovino per valorizzare ancora la materia prima. Creatività, signori.
Il messaggio era forte. Grazie Corrado.

Un grazie enorme a tutti coloro che sono venuti, e a quelli che hanno voluto prendere la parola, in particolare Giuseppe e Giovanni. Dei loro interventi parleremo più avanti.
p.s. Sapete che dal sito hanno seguito l’evento in
centocinquanta? Da tutta Italia, mica male…….. A presto

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