lunedì 31 dicembre 2007

Buon anno

C'era una pubblicità che mi emozionava sempre,

e che mi faceva veramente

sentire a Natale

ed era questa...

E’ con tutto il cuore che ci auguro

serenità, pace, semplice felicità

Buon anno



sabato 29 dicembre 2007

L'uomo dell'anno


Dopo Time anche ilriccio si assume l’onere di scegliere, tra le persone più significative del suo mondo quale sia stata la più importante dell’anno.

L’impegno è gravoso, quindi lo si farà spesso

Dopo un’attenta analisi la scelta è caduta su

Carlo Passino.

Grande uomo e notaio che non esercita più la professione da più di due anni, e se ne sente tantissimo l’assenza: questo è un vero indizio di autorevolezza.

Autorevole infatti, mai autoritario, ha saputo accompagnare la formale evoluzione del suo paese con rigore, luce, e competente ironia. Non è mai sceso in politica.

Mi fa piacere ricordare l’importanza di personalità come questa che, realmente, hanno adempiuto.

Ogni bene.

giovedì 27 dicembre 2007

Fastidiosissimo

Rende bene l’idea “vi preghiamo, disturbateci” questa bella pubblicità dell’oristanese Giampolo Meloni (elon grafica). Ha vinto la menzione speciale, su 53 partecipanti, del premio nazionale dell’istituito Montecelio di roma in collaborazione con tp, l'associazione italiana dei pubblicitari professionisti, per la comunicazione pubblica locale. Bel risultato. Ma guardate poi la faccia di Andrea Iervolino. Non fa morire? Una pazienza…

Obiettivo: far percepire alle persone il cambio di mentalità da parte del personale dei Centri Servizi per il Lavoro da oggi desiderosi di farsi disturbare da tutti. Sarà vero? Provare per credere…

Strategia: il testimonial sopporta stoicamente una delle cose più fastidiose: essere tocchettati da decine di persone. E lo fa con un sorriso…

Risultati: Le visite al centro sono aumentate di oltre il 20%

Le motivazioni: originalità messaggio riferita alla volontà di cambiare mentalità del dipendente pubblico. Impegnativissimo......

Tra i giurati erano presenti i responsabili di TP-pubblicitari professionisti, l’Unione nazionale imprese di comunicazione, la federpubblicità, e diversi altri professionisti.

Bene Giampa, dài un'altra.


giovedì 20 dicembre 2007

Il bostro è nostro



Un matto si aggira per gli spazi… tra Oristano, Amsterdam e Dubai!!!

Bostro il maratoneta sfida l’apatia e lo scoramento con il proprio messaggio. Message, infatti, è la missione che si è data: non è che mi sia molto chiara, a dire il vero, ma si intuisce che dietro c’è un’idea forte e molto, molto interessante: avete un bel prodotto? Può essere un’opera d’arte? Allora contatta Bostro (Andrea Mulas, ma questo poco importa) e fidati ciecamente.

Il messaggio che lui manda è questo: fiducia e collaborazione. Lo stanno aiutando un sacco di persone, senza chiedere nulla in cambio. L’altro giorno ha presentato l’idea: applausi ed entusiasmo, non si capiva da dove venissero fuori.

Artisti, artigiani, genietti e non genietti, unitevi!

Contattatelo messagexxx@tiscali.it.

venerdì 14 dicembre 2007

Esce il libro!


E’ inutile nasconderlo. E’ con grande gioia che finalmente annuncio l’uscita del nostro libro!
Il marketing semplice per la piccola impresa” è tra i primi libri libri in Italia scritti appositamente per il microimprenditore, in pratica il primo libro di marketing per tutti!
Il marketing esce dalle sordide stanze delle multinazionali e delle grandi imprese e, grazie a suo linguaggio semplice, i suoi esempi chiari, e per le necessità che vorrebbe soddisfare, si avvicina al piccolo imprenditore sotto casa.
Affronta la materia in tutti i suoi aspetti, senza mai parlare di clienti, ma di persone: siamo nel 2008, e il marketing finalmente è cambiato.
Si spazia dai concetti generali di marketing alla sua pianificazione, dalle strategie di segmentazione e posizionamento, necessarie per individuare chi è interessato ai nostri prodotti, e farsi ricordare da loro, all’analisi dei bisogni delle persone.

Dalle nuove filosofie di produzione come la partecipazione del consumatore alla produzione, fino alla rivoluzione della comunicazione, col declino della pubblicità e lo sviluppo dell’ascolto come tecnica creativa.
Scrivendolo sono stato coinvolto in una riflessione molto profonda che mi ha permesso di chiarire a me stesso innanzitutto quali sono le reali motivazioni che spingono una persona ad acquistare un prodotto, un servizio, o una semplice emozione.
L'editore è Comunicazione Italiana di Roma.
Lo presenterò sabato 22 dicembre, nella libreria di Mauro Canu, nella mia città: Oristano.

Bonjour…

Una nuova ricerca commissionata dall’EIAA conferma dei dati che già supponevamo: pesante discesa dell’ascolto dei mezzi tradizionali a favore del web:

In particolare, i giovani tra i 16 e 24 anni accedono più a Internet che alla tv!
L’incremento è del 61% rispetto al 2004

Uno su quattro è connesso almeno 5 giorni alla settimana, quasi la metà dichiarano di preferire la rete alla tv e alla radio.

E gli adulti? Sopra i 55 anni l’aumento di chi accede alla rete è del 12.5%. Le donne aumentano dell’8%.

Attenzione però, questi dati si riferiscono all'Europa. L'Italia è abbastanza più indietro!

Ma che ci fanno in Internet?

Ricerche e posta superano l'80%
Comunicazione attraverso social network: 42%. Mica male...
Instant messaging: 37%
Scarica musica, ed ascolta radio: 31%
Uno su tre guarda videoclip o tv
Uno su quattro valuta classifiche e partecipa a forum (passaparola...)
Uno su cinque scrica film

A buon intenditor....

La ricerca è stata svolta da synovate l'ho trovata dagli amici Ninja.

A proposito: E’ uscito il loro libro, per il sole24 ore! Modestamente...
Libro mooolto interessante, non proprio per le masse, un po’ difficilotto, però veramente utile agli addetti ai lavori. Bravi, e salutate Bernard

sabato 8 dicembre 2007

Realtà virtuale


Bene, uno si attacca ad internet e non più nella realtà, ma nella realtà virtuale. Certo…

Come se ciò che fa al computer fosse virtuale e non reale, o concreto. Basta guardarsi allo specchio in questo preciso istante e rendersi conto che non è così tanto virtuale….

Realtà virtuale poteva essere intesa vent’anni fa, o magari dieci, perché non avendola vissuta non si potevano immaginare gli effetti pratici, reali. Ora invece ci siamo, tanto più tu che sai leggendo che quindi sei su internèt. E’ reale quello che leggi o virtuale? Un libro è virtuale? Il giornale, la tv, la telefonata, ma anche la chiacchierata al bar è virtuale o reale? Per me è reale.

Ci paghi le imposte (l’effe 104), i cd, i viaggi, tottu.

Non è più virtuale. Se trasmettiamo un’informazione su questa tastiera è molto più precisa, storica, gestibile che non a voce. Burocratica. Questa realtà non è virtuale, ma burocratica.

E’ più burocratica. Nel senso che ha, comunque, una sua forma da seguire più o meno standardizzata.

Ha difetti grossolani: è talvolta ficcanaso. Ma soprattutto bisogna imparare ad usarla, una barriera all’ingresso piuttosto pesante.

Ha pregi importanti: personalizza, nella molteplicità: trovare quelle persone che hanno un similare bisogno (nel suo complesso), impossibili da trovare “realmente”, in una piccola località, ma possibili se “meta locali”: fregatene dove sono, parlagli:

Avere un ottimo prodotto oggi è banale! Devi avere un prodotto adatto!

Questo, è un grande prodotto.

Il difficile è farglielo sapere.

Cosa vogliamo, allora? Diciamocelo. Nel mio caso si parla di marketing e di formazione, naturalmente. Nel vostro? Facciamoci sapere quali cose ci servono, scambiamoci le informazioni.

Che, se ci pensiamo, è tutto .

Saluti reali...


venerdì 7 dicembre 2007

Saponette e marketing virale

C'è che dice che fare pubblicità oggi sia solo una grande perdita di tempo e di denaro, come cercare un ago in un pagliaio.

E' convinto che sia molto più efficace il marketing virale,
cioè il passaparola in rete.
Non so se abbia ragione, ma mi piace come lo dice.


giovedì 6 dicembre 2007

Amare un prodotto?



Amare un prodotto?


Non diciamo sciocchezze, amare un prodotto… Eppure molti prodotti io li amo!
Vuoi vedere che è possibile?

Kevin Roberts nel suo libro Lovemarks analizza bene questo processo:

e dice che verso i prodotti possiamo avere due tipi di sentimento positivo: Amore e rispetto.

Che differenza c’è? Il rispetto è quel sentimento verso i prodotti “potenti”: i brand cioè le marche come Microsoft, Nestlè, o altri… Li rispettiamo perché sono necessari, son quasi monopolisti, non possiamo tradirli, ma certo non li amiamo. Abbiamo quasi paura di loro.

L’amore è quello verso prodotti che ci piacciono da matti, ci fanno innamorare ma dopo poco tempo quel grande fuoco passa e non rimane nulla. I prodotto di moda passeggera: ricordate il Cubo di Rubrik? Sedotto, e abbandonato. Tradito.

Ci son prodotti che non amiamo e non rispettiamo. Si chiamano commodities, e li compriamo dove e quando ci viene comodo, li usiamo e li abbandoniamo, senza neanche sapere il loro nome. I prodotti-prostituta. Benzina, caramelle e altro, non chiedetemi la marca.

Poi ci sono i Lovemarks. Quei prodotti che amiamo veramente, ci piacciono da impazzire, e che non li tradiamo mai. Se hanno un difetto non li sputtaniamo, ma avvertiamo il commerciante o il produttore dell’errore, e magari lo aiutiamo a correggerlo. Vi capita? A me sì, per esempio col mio ristorante preferito. Oppure Persol, o il Bacio Perugina, molti adorano la Playstation. Voi niente?

Dobbiamo trasformare i nostri prodotti in Lovemarks. Come? Nel libro è spiegato amorevolmente bene. C'è anche il sito, http://www.lovemarks.com/.

Tornerò comunque sull’argomento.

Con amore, e con rispetto.

sabato 1 dicembre 2007

Baratto



Lo scambio, l’origine del commercio. Il mestiere più antico del mondo, secondo qualcuno. Dare cioè un prodotto per un altro. In sardo, come in spagnolo, significa “a buon mercato”. Questione di punti di vista…
Se questo scambio da momentaneo diventa continuativo, se dai prodotti ci scambiamo servizi, in inglese moderno si dice partnership.
Capita sempre più spesso di crearne, ed è un sistema ad altissimo valore aggiunto. Permette rapidità, flessibilità e qualità. Dalla fornitura, in sé conflittuale, alla collaborazione: cambia proprio l’approccio.
Partire dai punti di comune interesse permetterà di affrontare, successivamente, i punti di conflitto con diverso spirito, ben più costruttivo. Pensiamo da subito: con quale altra azienda potremmo creare una partnership, una collaborazione flessibile ma continuativa?
Di più: con quali dei nostri concorrenti potremmo diventare partner? Magari proprio con quello con ci scanniamo più spesso. Sì, proprio lui! Lui è più bravo in una cosa, io in un’altra: ci specializziamo, ci scambiamo i clienti: diventiamo più competitivi, flessibili, rapidi, e riduciamo pure gli investimenti. Proviamo a pensare, e magari a scrivere: Con quale concorrente potrei collaborare? Diamogli adesso un colpo di telefono! Barattare vuol dire comunicare.
Mi viene una domanda: ma sono proprio cosi cretine le cose che sto scrivendo? Ditemelo… Perché io sono così serenamente convinto che sia uno dei pochi modi per uscire dallo stagno!
Ci concentriamo su ciò che facciamo bene, e lo miglioriamo. Se ci chiedono qualcosa in cui è più bravo il partner, bene: siamo noi a rivolgerci a lui. Riduciamo sia la battaglia sul prezzo, sia costi. Miglioriamo la qualità dei nostri prodotti, e soprattutto dei nostri servizi. E magari ci rimane un po’ di tempo per pensare a qualche nuova strategia. Da quanto tempo non ci dedichiamo a questo?
Che imprenditori siamo se non pensiamo alle nuove strategie? Quanti imprenditori stanno solo facendo gli operai? Da quanto tempo continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, magari sbagliando, perché non abbiamo tempo di pensare ad una nuova strategia? Forse, di questi tempi, è la prima cosa da fare.
Il baratto però richiede fiducia: scambiare un bene con un altro bene richiede una valutazione doppia rispetto a quella bene – denaro. E non sempre i beni scambiati si equivalgono. Perciò serve il rapporto di lungo periodo. Ecco la fiducia. Per il resto però sono solo pregi.
Qualcuno vuole provare a dire la sua?

mercoledì 28 novembre 2007

Cos'è il web 2.0



Bella VALTER!

Un foto blog bellissimo, realizzato con tutti i crismi. Un ottimo esempio di web 2.0!

Il tuo blog giocodisquadra, contiene infatti tutti i concetti del marketing attuale, è "perfetto". Hai lanciato l’idea di mettete le foto di quando si faceva uno sport di squadra. La risposta è molto interessante.

Il concetto in fondo è impegnativo: "Gioco di squadra". Di questi tempi, poi...

Ma poi è semplice: la qualità per me numero uno.

Questo blog suscita emozioni: mettendo le foto della loro vecchia squadra, di qualunque sport si tratti, le persone riportano alla memoria i cari vecchi tempi . Ci si rivede vent’anni dopo, magari trenta. Capirai che colpo, tutti ancora coi capelli lunghi, non solo con i capelli! I ricordi volano, ti soffermi sugli amici che non ci sono più Si rivedono persone perse da tempo, e con loro possiamo dialogare! Inserisci un commento, molto facile avere risposta. Non è solo il piacere immediato, ma l’attesa dello sviluppo di una conversazione.

Poi questo scartabellare per cercare nei tuoi album, perché non le trovi tra le foto digitali ma tra quelle “vere” che non rivedevi da tempo, ormai abituato a cercarle solo sul computer.

Metti la foto nel blog, sei “su internet”. Inserisci poi i nomi delle persone, dei puntini sostituiscono quelli che non ci ricordiamo. Tutta sincerità. Magari ci aiuterà qualche altro compagno …

Il passaparola è fortissimo, messaggini che ti avvertono della tua presenza, oppure mail, messenger… poi tocca a te.

Subito si è coinvolta la stampa, la notizia c’è!

E’ straordinario come questo spinga a cercare altre persone, e leggere i commenti, e commentare a tua volta. E’ il prodotto creato dal cliente. E’ la co-creazione del prodotto, la rinnovata frontiera del marketing. Valter, hai creato la Wikipedia dello sport. Oristanese? Magari solo per ora………

Hai lanciato un sasso nello stagno, e i cerchi sull’acqua non smettono di generarsi, ed ondeggiare via col marketing virale.

Molto garbato poi il tuo modo di presentarti come azienda, un semplice banner che ti porterà, mi auguro, notorietà. Che condividerai con le aziende che vorranno presentarsi con questo blog, sperando che il loro messaggio sia coerente con quello del blog stesso: sport, foto, legame, antico, amicizia, ritrovarsi, sano, compagnia, squadra! E con i tanti altri messaggi reconditi che questo blog può trasmettere.

In sostanza si crea valore attraverso la conversazione tra le persone, oggi facilitata dal web in maniera rivoluzionaria. Siamo nel 2000, no?

Un esempio di postmoderno: il legame tra passato e web.

Tecnicamente questo è il web 2.0.
Praticamente, Valter l'hai fatto.

Mi piace moltissimo. Bravo

sabato 24 novembre 2007

Monello Natale a tutti...


Natale è quasi passato e noi siamo ancora così…

E’ il momento dei grandi acquisti, e nessuno parla di noi! Ahi ahi…

Gli acquisti che noi facciamo stanno tra due categorie: prodotti utili, e prodotti edonistici. Questi ultimi, crisi o non crisi sopravanzano di gran lunga i primi e sono prodotti che non soddisfano bisogni, ma desideri, piaceri. Inutili, ma belli.

Natale in particolare è periodo di regali dedicato quindi più all’acquisto di prodotti piacevoli che utili. Non esclusivamente, beninteso. Ma certamente mentre il prodotto utile me lo compro da solo, quello piacevole è più spesso oggetto di regalo.

E' quindi il periodo della grande differenza tra compratore, cioè chi fa il regalo, e consumatore, sempre che lo consumi, cioè chi lo riceve. Compito del negozio è soddisfare il compratore, mentre il prodotto soddisfa il consumatore. Sono due “cose” e due persone completamente diverse.

Il negozio, è composto dalla sua struttura cioè il locale e gli arredi, ma soprattutto dalle persone che lo popolano, commessi ed altri clienti. Questi aumentano il piacere che stimola gli impulsi all’acquisto. Gli oggetti edonistici, essendo “inutili” sono molto più soggetti all’acquisto d’impulso. Vuol dire che la decisione d’acquisto è spesso immediata e dettata più dalle caratteristiche del punto vendita che non dal prodotto stesso. Ma come far arrivare le persone nel punto vendita?

E qui nasce un altro ragionamento che a me interessa: il passaparola. Attenzione, molto importante: i prodotti edonistici sono quelli che beneficiano anche del passaparola negativo!

Devono essere però prodotti di nicchia, buoni per pochi, cattivi per la massa. Ma per quei pochi… chissà che dopo non coinvolgano la massa, sapete come spesso succede!

La cosa bellissima del passaparola negativo è che è molto più potente e veloce di quello positivo. Parlar male piace più che parlar bene, ahimè. Quindi, se i nostri prodotti posseggono in sé qualcosa di edonistico, cioè di inutile ma bello, piacevole, addirittura trasgressivo, visto che sempre più prodotti lo sono, potrebbe essere il momento di sfruttare questo potente e gratuito mezzo. Un po’ pericolosetto però, facciamo attenzione. Torna il vecchio detto: parlatene male, basta che se ne parli.

Quali sono i prodotti adatti al PP negativo?

Quelli trasgressivi sono più legati alle tendenze che non alle mode;
poi certi libri, film, musica, arte in genere;
ancora, alcolici non tradizionali (un cocktail è più adatto che non un vino) , certo abbigliamento, locali, gioielli e bigiotteria, ma anche alcuni prodotti legati alla tecnologia della comunicazione.

Tutto ciò che soddisfa piaceri. Niente di più trasgressivo di un piacere.

Si sconsiglia vivamente l’uso del PP negativo per prodotti come alimenti tradizionali, medicinali, consulenze, assicurazioni e finanza, prodotti per l’educazione e per l’infanzia… mi raccomando…

Bene signori, monello natale a molti, allora, ma non a tutti

giovedì 22 novembre 2007

Il marketing al rosmarino



Nessuno
ha notato che all'ingresso dell'auditorium, per l'evento , non veniva distribuita la cartelletta patinata d'ordinanza, con annessi fogli, brochures, cataloghino e, naturalmente, la penna!

Tutti hanno notato però che veniva distribuito del rosmarino.

Su cosa sia stato più apprezzato, ho pochi dubbi: pensate solo a quanta immondezza risparmiata.
Col rosmarino invece, si può fare un grande condimento.

Con carta e penna si possono prendere gli appunti. Nel rosmarino c'erano tutti gli appunti che servivano, e senza faticare.

Voleva rappresentare infatti, in maniera naturale e semplice, il piacere dello stimolare i sensi. Profumo innanzitutto. Rosmarino fresco del Sinis, strepitoso.
Ma anche vista, con quel suo verde sfumato ed il piccolo fiore di quel blu... poi tatto, gusto, col vento anche l'udito.

Aggiungere una sensazione al prodotto.

Questo significa marketing mediterraneo.

Unire l’antico allo sviluppo tecnologico. E da lì creare sinergia. Questo è il postmoderno.

Valgono questi prodotti più di quanto costano?

Riusciamo a creare prodotti postmoderni?

Ne riparleremo.

giovedì 15 novembre 2007

I Pali



Uno degli argomenti più interessanti dell'incontro è stato sollevato da Giovanni Jova.

Alex faceva l'esempio di A-style che, attraverso una campagna di "street marketing" è diventata una marca amatissima prima ancora che nascesse il prodotto.


Cos'è intanto lo street marketing?
E' quello fatto per strada, nello specifico tanti adesivi appiccicati nei pali dei semafori, cartelli stradali eccetera. La gente li ha notati, anche perchè il logo riprodotto negli adesivi era particolarmete intrigante.

Chiariamo: inutile rifarlo ora, (almeno a Milano e simili) visto che l'hanno già fatto, quindi non sarebbe più originale ma solo molto fastidioso. La strategia va aggiornata.

Jova allora giustamente chiede: "quali sono i nostri pali"?

Dove dobbiamo sviluppare la nostra comunicazione?

Una comunicazione che non disturba avviene dove, e quando, essa è desiderata.
Dobbiamo capire quindi in quali momenti le persone desiderano il nostro prodotto.

E già sappiamo quando deve essere fatta la comunicazione.

Per il dove vale lo stesso discorso: in quali luoghi il mio prodotto è più desiderato? Anche il luogo comunica, serve quindi un luogo coerente col nostro prodotto. Due messaggi coerenti (luogo e promozione) si rafforzano.

Il discorso si può fare più interessante: con quali altri prodotti viene consumato il nostro? Jo: un locale notturno si accosta alla birra o a certe bevande, a un certo abbigliamento, a certa musica. A un certo stile di vita e comunque ad una situazione di consumo alla quale partecipano numerosi prodotti.

I nostri pali saranno i posti, magari i negozi, dove questi altri prodotti si vendono. Anche loro ne saranno avvantaggiati.
Una persona infatti non compra un biglietto per entrare a ballare. Compra una bella serata.
Non compro una macchina: prendo un salottino con cui spostarmi con gli amici.

Quando vedo altri prodotti che si utilizzano assieme al mio, questi mi aiutano a raffigurare la situazione (piacevole) di consumo, quindi contribuiscono a farla desiderare. In quel momento la comunicazione è più efficace, ed è il momento per promuovere tutti i prodotti che partecipano alla situazione, presi nel loro insieme, non uno a uno.

Ecco cosa intendo quando penso che le imprese devono cominciare seriamente a collaborare:

La comunicazione può riguardare infatti il singolo prodotto, ma non c'è sinergia di comunicazione se non l'associo agli altri che con esso si consumano. Non descrivono la piacevole situazione che si cerca con l'utilizzo del nostro prodotto.

Collaboriamo allora con le aziende che vendono prodotti complementari al nostro. Le persone avranno piacere nel ricevere il messaggio, che sarà completo perchè descrittivo. Se il messaggio è gradito viene ascoltato, memorizzato e ritrasmesso a sua volta. Benedetto passaparola!

E magari le nostre spese di divideranno tra più aziende. Anche quest'aspetto non dovrebbe guastare.

Cominciamo a farlo? Qualcuno vuol proporsi in questo senso? Cominciamo però da subito, postate le vostre proposte. Quali sono le aziende che vendono prodotti che si consumano col nostro? Chiediamo a loro!
E' anche così, che nascono le idee.

Parliamo nel blog, o rivolgiamoci alle aziende del portfolio, che c'è nel sito. Loro hanno già seguito il Corso. Tutte sono già sensibili all'argomento.

Dài

martedì 13 novembre 2007

Bene signori, com'è andata?


A me sembra bene. Molta gente, bisogna vedere se sono rimasti soddisfatti.
Forse ci siamo persi in qualche tecnicismo di troppo, speriamo di non avere esagerato

e che tutto fosse sì comprensibile, ma soprattutto utile.

La conversazione è stata volutamente molto lunga, più di tre ore.

Non mi interessava infatti che le persone la seguissero per intero, ma dare la possibilità anche a chi disponeva di poco tempo di seguire almeno una parte dell'incontro, per avere qualche stimolo di marketing e capire lo spirito del sito e del blog. Li chiameremo eventi a porte aperte.
Se ci siamo riusciti me lo dovete dire
voi. Alex e Mirko come al solito mi sono piaciuti molto. Stanno studiando tantissimo sullo sviluppo del Marketing Mediterraneo. Esso analizza il desiderio delle persone di ri-radicarsi in un territorio mentre allo stesso tempo ce ne sradichiamo per via della globalizzazione. Questo desiderio si soddisfa col consumo dei prodotti tipici, della musica locale, dell’abbigliamento tradizionale, di tutti i prodotti o, meglio,delle situazioni che ci aiutano a rivivere un passato, ancor più la nostra storia. Ciò spinge al marketing tribale, perché aiuta le persone a reinserirsi nei gruppi, dando soddisfazione al nostro bisogno di socialità.. Il marketing tradizionale invece si centra sul rapporto uno a uno impresa cliente. Molto invasivo: disturba da matti e si ottiene spesso l’effetto contrario, cioè che la gente non ti sopporta più.
Che dire di Eugenio, il caro vecchio
amico Jolly? Sempre grande, semplice, sincero e chiaro. Almeno per me. A voi che impressione ha fatto?
Ha parlato molto dell’importanza di identificare le persone nel loro stile di vita, in modo tale da poter comunicare con loro nel momento in cui queste desiderano, magari inconsciamente, la nostra informazione. A noi piace infatti comprare, ma non ci piace chi ci vuole vendere qualcosa. Se il prodotto viene presentato nel momento giusto e nella giusta situazione la comunicazione diventa efficace ed efficiente, cioè funziona e costa poco. Dimmi nulla…
Grande Corrado, fiduciario Slowfood per questa zona! Mi dispiace, ho l’impressione di non averlo valorizzato, di non aver fatto ben risaltare il suo ruolo nel momento: sensorialità, il rapporto tra i cinque sensi per creare un’esperienza, cioè il prodotto più desiderato.
Ma anche i suoi esempi di impresa
locale creativa: il prosciutto di pecora, un grande modo per vendere un salume nei paesi arabi sfruttando una materia prima da noi sovrabbondante, utilizzata quasi solo per il latte. Stando in tema, l’Ovinfort, dal celebre Roquefort, rifatto col latte ovino per valorizzare ancora la materia prima. Creatività, signori.
Il messaggio era forte. Grazie Corrado.

Un grazie enorme a tutti coloro che sono venuti, e a quelli che hanno voluto prendere la parola, in particolare Giuseppe e Giovanni. Dei loro interventi parleremo più avanti.
p.s. Sapete che dal sito hanno seguito l’evento in
centocinquanta? Da tutta Italia, mica male…….. A presto

venerdì 19 ottobre 2007

Felice Giornata...


Un blog! Ma che sorpresa…
Il primo blog di marketing per l’impresa piccola piccola. Primo che io sappia, naturalmente. Magari è già pieno. Fatemelo sapere.

Per piccola impresa si intende quella che va dai 50 ai 300 dipendenti! Figurarsi, nella mia zona ce ne saranno sei. Tutte le altre sono micro. Bene. io mi rivolgo a queste.

A che serve il blog? Alle idee.

Mi spiego meglio: che ci sia crisi, è un dato di fatto. Però… In cinese l’ideogramma “crisi” si compone di altri due: rischio e opportunità. Quando c’è crisi infatti, è pieno di opportunità, tutte ben nascoste. Tutte le grandi idee infatti nascono nei momenti di pericolo, di rischio, da problemi. Se non ci sono problemi, non c’è la spinta per le nuove idee. Chiaro, no? Sta a noi individuarne le opportunità.

Bene, sulla crisi forse siamo d’accordo, sull’opportunità riflettiamo...

Un altro punto fisso nel mio modo di pensare è che le idee migliori vengono quando si incrociano le conversazioni di due persone molto diverse tra loro, più che molto simili. Affinità certo, ma nella differenza. Allora, la nostra affinità è che siamo minuscoli imprenditori, e che vogliamo uscire da questo pantano. La differenza è che siamo tutti di settori diversi. Il modo di vedere di un panettiere è consueto per un suo collega. Ma è creativo per un sarto, per una parrucchiera o un meccanico. Tutto qua. E’ quello che si chiama “pensiero laterale”, l’idea che nasce dall’osservazione di cose diverse più che dal perfezionamento di quelle esistenti.

Il blog serve a creare il mezzo per incrociare queste conversazioni, memorizzarle perché sono scritte e quindi di rileggerle sotto aspetti che in un primo tempo erano sfuggiti. Rielaborarle.

Quindi io (noi) mi impegno a dare degli spunti, vediamo se VOI cioè NOI saremo in grado di interpretarli per trovare le soluzioni, cioè le idee. Non saranno mai idee definitive. Solo dei materiali grezzi, da rifinire.

Teniamo calda la conversazione, le idee verranno. Scrivete, senza paura di sbagliare. Le idee non nascono mai perfette. Scriviamo per migliorare le idee nostre e degli altri, non per demolirle. Provare, non costa nulla.

Felice Giornata

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